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19 Ottobre 2018 - 04:25

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20/04/2011 homepage  
Il Governo e il nucleare
Proprio ieri abbiamo parlato della questione del referendum sul nucleare e ci lamentavamo del fatto che forse il parziale dietro front del Governo sulla realizzazione di nuove centrali nucleari nel nostro Paese fosse solamente una mossa strategica per rendere inutile il referendum.
Oggi scopriamo che invece il Governo ha detto stop alla realizzazione delle centrali con un emendamento al decreto “omnibus” che proprio oggi verrà votato in Senato.
Cerchiamo di capire meglio come stanno le cose e quanto il governo Berlusconi sia completamente allo sbando.
Subito dopo il disastroso terremoto in Giappone con il conseguente dramma nucleare a Fukushima, il nostro governo, con il ministro dell’ambiente, aveva sostenuto che “la linea italiana rispetto al programma chiaramente non cambia”. Effettivamente il governo, sin dalla sua nascita, aveva puntato tutto sulla realizzazione del ponte sullo stretto di Messina e sul ritorno al nucleare con la realizzazione di nuove centrali tanto da prevederne l’imminente posa della prima pietra. Era quindi naturale che tutto il governo si schierasse a difesa di uno dei principali punti del programma di legislatura.
Col passare dei giorni, però, di fronte alle immagini trasmesse dalla televisione e dai giornali, la preoccupazione della gente comune, ma anche delle istituzioni regionali che avrebbero dovuto decidere sull’allocazione delle centrali, è aumentata notevolmente e i contrari al ritorno in Italia del nucleare hanno toccato percentuali altissime anche fra gli elettori del centro destra.
Il Governo quindi è passato alla “pausa di riflessione” necessaria prima di prendere una decisione definitiva; poi c’è stata la moratoria di un anno ed ora l’abrogazione delle norme sulle nuove centrali, che di fatto annullerebbero il referendum che si dovrebbe tenere fra circa un paio di mesi.
Come abbiamo sostenuto ieri, si tratta non solo di un dietrofront, di una retromarcia , ma è un’ammissione di una sconfitta, di uno sbandamento totale in quanto il nostro Paese non ha più una politica energetica se non quella di rimettere prontamente a disposizione i fondi per le agevolazioni nella realizzazione di impianti di fonti alternative che, il decreto Romani del 3 marzo scorso aveva tolto. Se la scelta è effettivamente e sinceramente quella di abbandonare ora e per sempre il nucleare in Italia si può anche abolire il prossimo referendum.
Ma conoscendo i protagonisti forse è meglio avere dei dubbi.
Non può essere una mossa strategica per evitare l’effetto trainante del referendum anche su quello della privatizzazione dell’acqua e soprattutto su quello del legittimo impedimento?
Non può essere un trucco per far saltare il quorum e poi successivamente ripresentare il decreto sulle centrali?
L’emendamento, infatti, che verrà votato oggi al Senato può dare adito a questi sospetti perché recita:

Al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche mediante il supporto dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza, tenendo conto dello sviluppo tecnologico e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione Europea, non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di produzione di energia nucleare.

Per chiudere definitivamente la questione, per allontanare i sospetti e per dare tranquillità ai cittadini basterebbe riformulare l’emendamento come segue:

Il Governo, preso atto che il nucleare non è sicuro, che lo smaltimento delle scorie non è ancora risolto, che la sicurezza, la salute e la sopravvivenza dei cittadini deve essere garantita,rinuncia alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di produzione di energia nucleare.

Solamente se la posizione del governo è così chiara e limpida nel dire no al nucleare, si può essere d’accordo sull’annullamento del referendum , altrimenti bisogna opporsi in qualsiasi modo e andare a votare per raggiungere comunque il quorum su tutti e tre i referendum.

Fonte:
 

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