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25/04/2011 homepage  
Commemorazione della Festa della Liberazione
Questa mattina alle ore 10,45, in Piazza della Repubblica a Montecchio, si è tenuta la cerimonia di commemorazione dell’anniversario della Liberazione dell’Italia dal Nazifascismo.
Il corteo si è recato presso il Monumento ai caduti, dove è stata deposta una corona d’alloro e dove il Sindaco Guido Formica ha tenuto un breve discorso (che riportiamo integralmente) sull’importanza e sul significato della ricorrenza.
Alla cerimonia hanno partecipato Assessori e Consiglieri del Comune di Sant’Angelo in Lizzola, forze dell’ordine, rappresentanti delle associazioni locali, un rappresentante dell'ANPI provinciale e semplici cittadini.

25 APRILE 1945 - 25 APRILE 2011
Un ringraziamento sentito va a tutti i presenti oggi perché dimostrate sensibilità e coscienza civica nel ricordare e celebrare avvenimenti di 66 anni fa.
Oggi il numero dei resistenti, considerati i tanti anni trascorsi, è sempre più esiguo ma il ricordo di quelli che non ci sono più e l'affetto per chi è tra noi ci devono spingere ad essere grati di ciò che abbiamo.
Noi dobbiamo essere grati dì vivere in un paese libero, democratico e pacifico, dove il rispetto e la libertà sono diritti fondamentali ed innegabili. Un paese fondato su valori forti e preziosi come la solidarietà ed il senso del bene comune.
Il 25 aprile 1945 è la data simbolo del risveglio della coscienza nazionale e del riscatto morale e civile italiano dopo la seconda guerra mondiale, la data simbolo della fondazione di una nazione libera e nuova.
Oggi celebriamo la data che segna una cesura tra vecchia e nuova Italia, segna il passaggio dalla dittatura alla democrazia, segna l'inizio del cammino verso l'Italia repubblicana.
Una Repubblica dotata di una Costituzione che si ispira a quei valori, conquistati con il sacrificio, di libertà e di democrazia, e li assume come fondamento.
Una Costituzione che rappresenta la sintesi alta ed impareggiabile delle culture politiche presenti nell'antifascismo e che ci è stata consegnata come un dono prezioso dai nostri padri per attuarla, farla vivere e continuamente rinnovarla nel nostro agire quotidiano.
A noi oggi spetta il compito di riaffermare l'attualità, cercando nei principi fondamentali in essa contenuti gli strumenti per contribuire, ciascuno nel proprio ruolo e con i propri ideali ed orizzonti politici, a costruire una comunità nazionale più coesa, più solidale, più giusta.
A tutte le forze che, con metodi e convinzioni diverse, contribuirono alla Liberazione, va anche il grande merito di aver pensato e scritto la nuova e libera Costituzione, fondamentale strumento per una repubblica appena nata, garanzia di convivenza democratica, di sviluppo sociale, di pace.
Però oggi, c'è evidente una deriva della politica che cerca di impoverire i valori fondanti della nostra Repubblica. E l'approdo di questo revisionismo storico è la modifica della Costituzione.
Senza retorica, con onestà, umiltà e spirito critico, senza alcun timore di aprirsi ad una seria ricerca ma con chiaro il dovere di difendere la verità, mantenendo vivi ed attuali i valori che motivarono chi scese in campo dalla parte della libertà portando un chiaro messaggio di dignità e democrazia, difendiamo la nostra Costituzione, simbolo dell'unità del Paese e patto di libertà a favore di tutti.
La Liberazione è stata resa possibile da coloro che hanno confidato nella convinzione di poter offrire ai loro figli un'esistenza migliore, libera e rispettabile, condizione che ai giorni nostri può apparire elementare e scontata ma che a loro era stata negata da decenni di regime.
Come ormai avviene per la maggior parte degli italiani, appartengo ad una generazione che non ha vissuto gli eventi che oggi ricordiamo e celebriamo, così tragici e insieme così carichi di speranza.
Se dunque vogliamo sfuggire ad ogni rischio di retorica e vogliamo invece tributare un omaggio non solo formale a coloro che hanno combattuto per la nostra libertà, non dobbiamo solo ricordare, dobbiamo impegnarci a capire.
Comprendere, innanzitutto, che cosa concretamente fu il fascismo (e la guerra che scatenò) è il primo essenziale passo per capire cosa davvero fu la Resistenza.
Nel nostro presente fatto di democrazia e libertà di espressione, di garanzie dei diritti civili e di partecipazione, è quasi impossibile pensare che tutto ciò, oltre 60 anni fa, rappresentava qualcosa da conquistare con sacrifici che arrivavano persine a quello della vita.
Capire questo, capire cosa è stato il fascismo, è il punto di partenza per capire la Resistenza, e per apprezzare ed onorare con riconoscenza la lotta partigiana.
Perché altrimenti tutto sbiadisce e ciò che conta rischia di perdere significato perché si confonde nella lontananza del passato e la verità, che invece è chiara ed illumina ragione e torto, rischia di essere travolta da operazioni interessate di revisionismo mistificatorio.
La Resistenza è stata, innanzitutto, una rivolta morale: la ribellione di un popolo ad una dittatura e a una dominazione straniera, che negavano entrambe il valore supremo della libertà.
Ma, nonostante l'evidenza di tutto ciò, il 25 aprile sembra restare, almeno in parte, un "questione ancora aperta". Si parla ancora di necessità di "chiudere con il passato"; si evidenzia che non si sarebbe ancora verificata una definitiva pacificazione, né una vera riconciliazione.
Nessuno sente il bisogno di negare che lo scontro morale tra fascismo ed antifascismo abbia assunto, in quei venti mesi tra il '43 ed il '45, i tratti anche di una vera e propria guerra civile, in cui sono state scritte, anche, purtroppo, pagine di vendetta personale, di violenza e di ingiustizia.
Ma adottare questa prospettiva come chiave di lettura complessiva per interpretare la Resistenza, è un'operazione scorretta e fuorviante. Perché significa rischiare di ridurre l'alternativa tra fascismo ed antifascismo ad una mera scelta tra opzioni di uguale dignità.
Tributare pietà ai morti, a tutti i morti, non può significare confondere aggressori ed aggrediti, oppressori e liberatóri.
La verità storica ci dice che l'esperienza della lotta partigiana fu decisiva per il riscatto civile e patriottico dell'Italia, insieme a quella di tutte le altre componenti: dalla popolazione che dimostrò un'attiva solidarietà per i partigiani, fino ai militari, sia quelli che si opposero a viso aperto ai nazisti (come a Cefalonia) o si unirono alle formazioni partigiane, sia quelli che rifiutando l'adesione al regime repubblichino finirono nei campi di prigionia nazisti.
Se oggi democrazia e libertà ci sembrano garanzie scontate è grazie al sacrificio di questi uomini, è grazie a chi ha rischiato, e spesso perso, la sua vita e la sua libertà.
Ci spetta quindi di assicurarci che la memoria della Resistenza, del dolore e del coraggio di chi rese possibile che quel patto di convivenza fosse scritto, non ci abbandoni mai.
C'è una funzione fondamentale che concerne l'essenza stessa dell'identità politica ed etica della nostra comunità nazionale. Questa identità, che è concretamente definita dai risultati a cui riuscì ad approdare la Resistenza ed è l'eredità preziosa del 25 aprile.
Si tratta sostanzialmente della trasformazione del nostro Paese da monarchia a repubblica e dell'elaborazione e approvazione a larghissima maggioranza della Costituzione, fondamento assoluto della nostra identità. Non è però una conquista definitiva, perché il fascismo non è stato una malattia transitoria della nostra nazione ma ne ha permeato profondamente la storia.
L'Italia ha sofferto di arretratezze, di ingiustizie sociali e di forme di potere autoritarie, che nel fascismo hanno trovato una sublimazione e delle quali è possibile riscontrare una continuità di caratteri anche successivamente al grande risultato del 25 aprile.
Se il patrimonio politico e morale della Resistenza rinnoverà continuamente i propri custodi per non andare mai disperso, se troveremo sempre nuove mani a cui affidare la bandiera della libertà e della giustizia, tutto ciò che è stato e che sarà, avrà avuto ed avrà ancora un senso e ci darà felicità e coraggio perché come disse il reverendo M.L.King "un giorno la paura bussò alla porta, il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno".
W la Resistenza, W la Costituzione, W la Repubblica Libera, Unita, Democratica ed Indipendente


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