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09/09/2011 homepage  
Approvata dal Senato la manovra finanziaria
Il Governo Berlusconi mette le mani nelle tasche degli italiani.
Dopo il balletto avutosi per tutta l’estate da parte del Governo Berlusconi sulla questione della manovra economica ( cambiata un giorno sì e l’altro pure) tendente a raggiungere il pareggio di bilancio dello Stato nel 2013, il Senato ha approvato con l’ennesimo voto di fiducia quanto il governo ha presentato in aula.
All’improvviso, in questa estate calda, abbiamo appreso dalla televisione, dal capo del governo, dal Presidente della Repubblica e da tutti i politici, che il nostro Paese era sull’orlo della bancarotta sotto i colpi degli speculatori finanziari.
Ma non era stato detto che l’Italia non era nelle condizioni della Grecia, della Spagna, del Portogallo o dell’Irlanda?
Non era stato detto che il nostro Paese era stato capace di affrontare la crisi economica meglio di altri paesi europei?
In realtà, come abbiamo cercato sempre di dimostrare, con i nostri articoli, che l’Italia era nel pieno della crisi economica (giovani in cerca di lavoro, disoccupati in aumento,crescita zero del paese, cassa integrazione alle stelle, inflazione,ecc.) e che il governo Berlusconi l’ha sempre sottovalutata tutto preso dai problemi giudiziari del premier. Alla fine l’Europa ha aperto gli occhi al governo, gli ha imposto di effettuare una manovra per evitare che l’affondamento dell’Italia trascinasse con sé anche gli altri paesi europei. Così per giorni e giorni i rappresentanti della maggioranza hanno cancellato ciò che in un primo momento avevano scritto in un continuo brancolare nel buio senza sapere quale manovra effettuare. Alla fine, sull’incalzare degli eventi e delle pressioni europee, hanno partorito una manovra che colpisce soprattutto i soliti noti ( lavoratori dipendenti, pensionati, donne) risparmiando la classe più ricca del paese e la cosiddetta casta.
Vediamo quali sono i punti essenziali del provvedimento che dovrà essere approvato anche dalla Camera dei Deputati:

Ministeri
Nei prossimi due anni i ministeri dovranno diminuire le spese per 6 miliardi nel 2012 mentre nel 2013 dovranno procedere a tagli per 2 miliardi e mezzo. In un primo momento era stato previsto un alleggerimento per il 2012 dalla metà degli introiti della Robin Hood tax. I tagli fino a tutto il 2014 saranno di 18 miliardi e le amministrazioni dovranno, entro il 31.03.2012, ridurre del 10% gli organici eliminando 350 dirigenti su un totale di 3.500. Diversamente,però, da quanto previsto in un primo momento, la tredicesima dei dipendenti non slitterà per i mancati risparmi ma saranno i dirigenti a pagare con un taglio del 30% sulle retribuzioni di risultato.

Enti locali
Sui sacrifici iniziali richiesti dal governo agli Enti locali si è discusso molto e i Sindaci e i Governatori delle Regioni hanno protestato a lungo, hanno effettuato una marcia su Milano con la minaccia di revocare i contratti del trasporto pubblico locale. Nonostante ciò i tagli a Comuni, Province e Regioni sono ancora elevati: 6 miliardi nel 2012 e 3,2 nel 2013. Di fronte al malcontento il governo ha assicurato uno sconto pari a 3,6 miliardi dalla Robin Hood tax e la possibilità per i Comuni di trattenere il 100% del gettito recuperato dall'evasione. Queste misure, però non hanno rassicurato i sindaci e i Governatori i quali si vedranno costretti o all’inevitabile taglio ai servizi locali (asili nido, strade, trasporti, sanità) o al ricorso a ulteriori incrementi delle addizionali Irpef. Chiaramente se questo dovesse capitare , i primi a pagare sarebbero le classi più umili e proprio per evitarlo hanno dichiarato un prossimo sciopero.


Supertassa
Anche sulla supertassa, o come è stato chiamato contributo di solidarietà, si è cambiata idea in continuazione lasciando nello sconcerto i cittadini che ad un certo punto non hanno più capito nulla. Alla fine, dopo la quinta stesura, la supertassa è stata confermata, ma in modo tale che a pagarla siano pochissime persone. Il prelievo straordinario deducibile, ancora chiamato contributo di solidarietà, tocca solamente 34.000 contribuenti che dichiarano più di 300.000 euro all’anno con un prelievo del 3% calcolato sulla parte che eccede quel limite. Il Governo prevede di incassare in questo modo appena 342 milioni in tre anni quando il deficit totale da azzerare risulta essere, sembra, oltre 54 miliardi di euro. La tassa è già pagata da statali (da gennaio 2011) e pensionati (da agosto) che guadagnano più di 90 e 150 mila euro (nella misura del 5 e 10%). Per loro non c'è la deducibilità. I parlamentari la pagheranno doppia (10 e 20%)

TFR
Pagano duramente la manovra finanziaria anche i dipendenti pubblici. Infatti chi sceglierà il pensionamento anticipato dovrà attendere due anni per riscuotere la buonuscita, ovvero il trattamento di fine rapporto. Il provvedimento che riguarda, sembra, 20 mila lavoratori nel 2012, è pensato per scoraggiare sempre di più le pensioni d'anzianità. Questa però non è l'unica disposizione che riguarda gli statali. La manovra di luglio estende difatti dal 2013 al 2014 il blocco degli incrementi salariali e proroga di un altro anno anche il blocco del turn over, l'impossibilità, cioè, di sostituire il personale in uscita con nuove assunzioni. Dunque i problemi per le pubbliche amministrazioni saranno ancora più gravi dal punto di vista organizzativo perché carenti di personale.

Lavoro
Su questo tema, forse il più controverso, perché non si capisce l’attinenza con la manovra economica, lo scontro tra maggioranza e opposizioni è stato piuttosto duro. Uno dei motivi,infatti, dello sciopero generale della Cgil del 6 settembre è stato l'articolo 8 sui contratti sottoscritti a livello aziendale con il consenso della maggioranza dei sindacati più rappresentativi. Questi accordi locali possono essere sottoscritti in deroga ai contratti collettivi nazionali anche per quanto concerne l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.
Questo renderebbe più facile il licenziamento, con l'eccezione di quello discriminatorio, per matrimonio o gravidanza. L'articolo 8 estende poi, retroattivamente gli accordi siglati prima del 28 giugno 2011, dunque quelli relativi a Pomigliano e Mirafiori.

Costi politica
Di fronte al malcontento generale dei cittadini nei confronti della cosiddetta “casta”, cioè dei privilegiati del mondo politico, il governo ha sbandierato energicamente che i costi della politica dovevano essere ridotti notevolmente. Ecco allora che nella prima bozza del decreto, oltre all’eliminazione dei Comuni piccoli, si prevedeva la soppressione di un certo numero di Province in base al numero degli abitanti. In un secondo momento venne completamente accantonata l’idea ed infine il governo ha deciso l’eliminazione di tutte le Province. Inoltre si prevede che l’obbligo del pareggio di bilancio entri nella Costituzione. Questi due provvedimenti sono inclusi in un disegno di legge di modifica della Costituzione che dovrà essere approvato in duplice lettura sia alla Camera che al Senato e quindi ha bisogno di tempi piuttosto lunghi.
Lo sconcerto,però, c’è stato quando l’idea, apprezzata da tutti di dimezzare il numero dei parlamentari, è scomparsa completamente, anzi il maxi-emendamento del governo, blindato dal voto di fiducia, ha fatto uno sconto sostanzioso agli stipendi dei parlamentari con doppio lavoro.L'indennità di questi onorevoli ora è ridotta del 50% solo se l'altro reddito percepito è uguale o superiore al 50% della stessa indennità (in precedenza la norma parlava del 15%).


Pensioni
Anche sulle pensioni si è avuto un tira e molla fra la Lega e il PDL, sono stati posti dei veti, ma alla fine la stretta sulle pensioni si è realizzata. Si tratta di un secondo ritocco, rispetto a quanto operato dalla manovra di luglio. Le donne del settore privato andranno in pensione a 65 anni . Rispetto alla prima manovra che prevedeva l’adeguamento a partire dal 2016, quest’ultima lo prevede a partire dal 2014. Dunque sono le donne l’altro capro espiatorio della manovra.

Iva
Su questo argomento lo scontro è avvenuto soprattutto tra Berlusconi e il suo ministro dell’economia Tremonti. Il provvedimento garantisce più di altri la sicurezza dei saldi previsti dalla manovra. L'aumento di un punto di Iva, dal 20 al 21 %, assicura buona parte dei 14 miliardi previsti dall'ultimo maxi-emendamento del governo. Si applica a tutti i beni esclusi dalle aliquote agevolate del 4 e del 10%, ovvero beni alimentari primari, giornali, riviste, servizi turistici, spese per le ristrutturazioni. Costerà fino a 120 euro in più a famiglia, ogni anno, e comporterà rincari per benzina, auto, vestiti. Il gettito assicurato è pari a circa 4,3 miliardi l'anno. L'aliquota italiana diventa così tra le più alte in Europa. Il nostro caro Berlusconi ha finalmente “messo le mani nelle tasche degli italiani”.

Condono
Il recupero delle rate non versate del condono fiscale tombale del 2002(perché non è stato fatto fino ad ora?) sarà effettuato dal Fisco coattivamente -maggiorando le somme degli interessi maturati-entro il 31 dicembre 2012, termine prorogato di un anno, giusto all'ultimo, dal maxi-emendamento. Secondo la Corte dei Conti, mancano all'appello 4,2 miliardi. L'Agenzia delle entrate, però, ritiene concretamente esigibili 1 -1,5 miliardi. Una questione più spinosa di quanto appare. Gran parte di quella cifra è riferibile al condono dell'Iva, poi dichiarato illegittimo dalla Corte europea. Anche questa parte, dunque, sembrerebbe non più recuperabile e quindi è molto probabile che alla fine verrà a mancare la copertura con la necessità di una manovra ulteriore.


Rendite finanziarie
L’armonizzazione delle rendite finanziarie, richiesta da almeno quindici anni, mai realizzata, è ora realtà. Tutti i redditi da capitale, con la sola eccezione dei titoli di Stato, saranno tassati al 20% dal 12,5% attuale. Si tratta di azioni,obbligazioni, fondi, capital gain, polizze vita, derivati, pronti contro termine. Viceversa, l'imposta sugli interessi maturati sui depositi bancari (conti correnti) e postali, certificati di deposito, libretti di risparmio scende di sette punti dal 27 al 20%. Ne traggono beneficio i piccoli risparmiatori, meno gli investitori, colpiti già nella manovra di luglio dagli aumenti del bollo sul deposito titoli


Evasione
Anche su questo punto si è fatta marcia indietro.
Il carcere immediato per chi evade o non versa imposte superiori ai 3 milioni di euro, la misura più eclatante del"pacchetto" evasione, è stata già ammorbidita. Le manette scattano subito, senza possibilità di ricorrere alla sospensione condizionale della pena, solo se quella cifra evasa è almeno pari al 30% del fatturato.
Il pacchetto, il cui gettito è stimato in 3,8 miliardi in tre anni, ha perso alcuni pezzi negli ultimi giorni, come la pubblicazione online dei redditi di tutti sui siti dei Comuni e l'inserimento obbligatorio delle coordinate bancarie dentro Unico e 730.
I sindaci, se vorranno, potranno metterli in Rete, in modo anonimo e per categoria


Delega fiscale
La parte più cospicua e importante della manovra è la delega fiscale e assistenziale. Una riforma di fisco e assistenza da attuare entro un anno e che vale 20 miliardi di euro. Si tratta di riordinare e asciugare la selva di detrazioni e agevolazioni fiscali e di rivedere il capitolo delle pensioni di invalidità e reversibilità. Se questo non fosse possibile, scatteranno due clausole di salvaguardia, per uno stesso ammontare: il taglio orizzontale a tutti i bonus oppure un ulteriore aumento dell'Iva. Le clausole sono un paracadute che assicurano le entrate previste in caso di mancato accordo su uno dei temi più scivolosi del provvedimento.


Immigrati
Viene mantenuto, rispetto alla prima stesura della manovra, l’inasprimento delle imposte sulle banche di credito cooperativo così come rimane anche la tassa a carico degli immigrati irregolari, senza matricola Inps, che inviano i soldi a casa. Si tratta di un bollo del 2% sulle somme spedite, con un minimo di 3 euro. La norma, però sembra essere inutile in quanto fu lo stesso ministro degli Interni Maroni a prevedere nel pacchetto sicurezza l'obbligo di esibizione del permesso di soggiorno per accedere alle agenzie "money transfer" o in banca. Chi è quell’immigrato che sa di essere irregolare e che, inviando al suo paese del denaro, automaticamente denuncia di essere clandestino? Nel maxi-emendamento ora si precisa che la norma non vale per le somme spedite verso Paesi europei o da cittadini Ue

Spese pubbliche
Tra i pochi emendamenti dell'opposizione accolti dal governo, c’è la revisione della spesa storica della Pubblica Amministrazione in vista dell'applicazione del meccanismo dei costi standard, già definito per gli enti locali. E poi la super-lnps, l'accorpamento degli enti previdenziali, e l'integrazione delle agenzie fiscali. La norma impegna il ministro dell'Economia a presentare entro il 30 novembre un programma per mettere ordine nella spesa pubblica. Prevista, inoltre, la razionalizzazione dell'organizzazione giudiziaria civile, penale, amministrativa, militare e quella della rete consolare e diplomatica

Concorrenza
Uno dei pochi capitoli dedicati alla crescita viene sfoltito nelle ultime ore e ridotto a ben poca cosa. Niente più aperture libere di negozi ed esercizi commerciali, di sera o nei festivi, novità che poteva rilanciare i consumi, ora depressi dall'aumento di Iva. Chi vuole lo può fare, ma solo nelle località turistiche e nelle città d'arte. Anche i servizi di taxi e noleggio con conducente non di linea sono salvi, tagliati fuori dalle liberalizzazioni. Così come le farmacie che tornano ad avere un numero chiuso, in quanto «professioni connesse alla salute umana». Per il resto la norma dice che tutto ciò che non è vietato dalla legge è libero

Robin Hood Tax
La Robin Hood tax, chiamata così perché in teoria toglie ai ricchi per dare ai poveri, consiste in un aumento dell'imposta sulle aziende, l'Ires, di quattro punti percentuali, dal 6,5% attuale al 10,5%. Si applica per tre anni sugli utili delle società energetiche, comprese quelle "verdi", come le aziende del fotovoltaico e dell'eolico. La norma vincola le società colpite a non rivalersi dell'aggravio sulle bollette e dunque sugli utenti. Un risultato tuttavia non scontato. Dalla misura si attendono 3,6 miliardi nel triennio, destinati interamente ad alleviare i tagli agli enti locali. Inizialmente, la metà del gettito previsto era stato garantito anche ai ministeri

Immobili
Ad alleviare le pene degli enti locali, soffocati dai sacrifici, contribuirà in parte la vendita degli immobili della Difesa.
I proventi dalla cessione delle caserme, secondo l'ultima versione della manovra, approvata dal Senato, saranno destinati per una quota corrispondente al 55% al Fondo per l'ammortamento dei titoli del debito pubblico e dunque indirizzati al ministero dell'Economia. Un'altra quota, pari al 35%, andrà al bilancio del ministero della Difesa, mentre un residuo 10% sarà a disposizione degli enti territoriali Interessati a progetti di valorizzazione delle caserme e delle altre strutture messe sul mercato

Società
Le Società cooperative dovranno rinunciare ad una parte delle agevolazioni fiscali di cui godono. La manovra prevede un aumento del 10% della tassazione sugli utili accantonati a riserva, mentre le norme in vigore stabiliscono che questi utili siano imponibili soltanto nella misura del 30%, percentuale ora ridotta al 20% per le cooperative agricole, ma elevata al 55% per quelle di consumo. Colpite anche le banche di credito cooperativo che la Lega voleva sfilare dall'aggravio, sostituendo il mancato gettito con la tassa sui money transfer.

La conclusione di tutto ciò è che incide su ministeri,enti locali,pensioni. Più tagli e risparmi che misure per la crescita. Tasse sul consumo e prelievi sui soli redditi dichiarati. Tagli alla politica ridimensionati o rimandati. Patrimoni al sicuro, stretta sui grandi evasori ridimensionata, liberalizzazioni annacquate.

Fonte:
 

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