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12/09/2011 homepage  
Pesaro: Gentiloni, Nencini e Staderini alla Festa del PD
Nell’ambito della Festa Nazionale del PD, che si è tenuta a Pesaro in Piazza del Popolo , Martedì 6 settembre, alle 17,30, si è tenuto un dibattito tra l’On. Paolo Gentiloni del PD, Riccardo Nencini Segretario Nazionale del PSI e Mario Staderini Segretario Nazionale dei Radicali sul tema “L’Italia di domani”.

I tre politici sono stati intervistati dal Vicedirettore di “Europa”, Giovanni Cocconi.
Al dibattito ha partecipato un pubblico numeroso ed interessato alle questioni che l’intervistatore ha posto sul tappeto.
In primo luogo si è discusso sulla raccolta delle firme operata dal PD per il Referendum abrogativo del sistema elettorale volgarmente chiamato “porcellum”, cioè del sistema elettorale in vigore che si basa soprattutto su due elementi che lo stesso autore del sistema elettorale,il Ministro Calderoli della Lega, ha definito una porcata: 1) il premio di maggioranza permette alla coalizzazione che vince le elezioni , anche senza raggiungere la maggioranza dei votanti, di disporre di una larga maggioranza di parlamentari; 2) gli eletti alle due Camere del Parlamento non sono scelti dagli elettori, ma sono nominati dalle segreterie dei partiti.

Su tale questione il primo ad intervenire è Mario Staderini il quale sostiene che con l’abolizione del sistema attuale si ritornerebbe al vecchio “mattarellum” cioè a un sistema maggioritario con una percentuale di proporzionale, mentre i radicali si sono sempre battuti per un sistema elettorale maggioritario puro. Tale sistema si basa sul collegio uninominale, cioè sul fatto che in ogni collegio elettorale solo un candidato per partito verrebbe eletto. Il candidato che si presenta in un collegio è conosciuto dai cittadini e dopo il mandato ricevuto risponde del suo operato agli stessi cittadini che lo hanno eletto. Il vantaggio di questo sistema è che le campagne elettorali sarebbero meno costose e che solamente due partiti, come negli Stati Uniti, si alternano alla guida del paese..

L’On. Paolo Gentiloni si dice favorevole alla raccolta delle firme per abolire il “porcellum” perché è necessario ridare ai cittadini la forza e la possibilità di scegliersi i propri rappresentanti con il voto di preferenza, rendendo più democratico il sistema elettorale. Con l’abrogazione del “porcellum” non si creerebbe un vuoto perché intanto tornerebbe in vigore il vecchio sistema che dovrebbe comunque essere sottoposto a revisione. Il sistema preferito dall’On. Gentiloni è quello che viene definito alla “francese” cioè l’uninominale a doppio turno di collegio.

Il Segretario del PSI, Riccardo Nencini, sostiene che il partito socialista italiano sin dal mese di giugno ha iniziato la raccolta delle firme per cambiare il sistema elettorale e quindi si dice favorevole al referendum. Ribadisce il concetto che l’attuale sistema ha portato a diverse degenerazioni in quanto l’eletto non risponde del suo operato al cittadino, ma alla segreteria dei partiti che lo hanno inserito in lista con tutte le conseguenze immaginabili. Ritiene che il sistema migliore sia quello alla tedesca che prevede il proporzionale e il voto di preferenza, uno sbarramento per favorire la diminuzione dei partiti e la formazione delle coalizioni che dovranno governare.

La seconda questione sulla quale si è dipanato ll dibattito è stato lo sciopero generale della CGL indetto dopo la manovra economica del governo.

L’On. Gentiloni risponde che non si tratta di essere favorevoli o meno allo sciopero. Il sindacato fa il suo mestiere di difesa degli interessi dei suoi iscritti e fa bene a scioperare di fronte ad una manovra che va ad incidere profondamente sulle tasche dei soliti noti, cioè di coloro che non possono evadere nemmeno un euro in quanto le tasse le pagano alla fonte mentre i grossi patrimoni, i grandi ricchi vengono solamente sfiorati così come la classe politica ha cercato di mantenere i propri privilegi. Il compito di un partiro è un altro, quello di operare all’interno del Parlamento con proposte e soluzioni che debbano soddisfare l’intera popolazione.

Il Segretario dei radicali ritiene che tutti i sindacati abbiano diritto ad esprimere le proprie piattaforme in difesa dei lavoratori anche se riconosce che in alcune occasioni essi si sono dimostrati corporativi e conservatori delle conquiste fatte senza pensare a prevedere il futuro. Nella situazione attuale c’è la necessità di riformare lo Stato in tutti i settori, da quello politico ed istituzionale a quello economico e sindacale e soprattutto che l’informazione debba essere completa, libera da lacci e lacciuoli, in primo luogo ad opera della Rai che deve svolgere un servizio pubblico. Insomma si deve pretendere che la Rai non sia lottizzata ora da questo, ora da quel partito, ma che informi il cittadino, senza nascondere nulla, sulle iniziative che il partito radicale, o altri, porta avanti come ad esempio la questione delle carceri italiane.

Anche Riccardo Nencini riconosce al sindacato un’importanza rilevante nella vita sociale ed economica del Paese, ma sofferma soprattutto la sua attenzione sulla situazione attuale dell’Italia che praticamente è allo sbando, senza un governo che abbia autorevolezza e che di fronte all’enorme debito pubblico da risanare ha perso la bussola. E’ entrato in confusione, ha varato una manovra economico finanziaria cambiata in continuazione con ripensamenti e variazioni che invece di migliorarla l’hanno peggiorata. Riconosce che solamente la figura di Giorgio Napolitano, il nostro Presidente della Repubblica, è riuscita a convogliare su di sé i favori non solo dell’opinione pubblica, ma generalmente da tutte le forze politiche ad eccezione di quella Lega che un giorno sì e l’altro pure coglie l’occasione pur di guadagnare qualche punto percentuale nelle indagini demoscopiche. In quest’ultimo periodo il Presidente Napolitano ha ricoperto anche una funzione di supplenza , vista la latitanza del governo e del suo premier, cercando di riconquistare almeno in parte quella credibilità a livello internazionale che l’Italia ha perduto in questi anni del governo Berlusconi.

La terza questione sottoposta dall’intervistatore ai tre politici è quella relativa alla svolta necessaria per costruire l’Italia di domani, per riprendere il cammino verso un futuro migliore.

Tutti e tre i protagonisti sono convinti che il berlusconismo è alla fine del suo ciclo e che le macerie lasciate siano numerose e profonde e quindi c’è la necessità di una svolta radicale. In questi anni le differenze sociali, tra le classi più umili e quelle privilegiate, sono aumentate notevolmente, la forbice insomma invece di diminuire si è allargata e dunque il primo obiettivo è quello di riequilibrare la situazione agendo sulle tasse. E’ necessario ridurre il peso fiscale sui lavoratori dipendenti, sulle famiglie, sulle donne e i giovani, sui pensionati , incrementando invece le entrate a discapito dei grandi ricchi, dei grandi patrimoni e degli evasori fiscali. E’ necessario superare la frattura , creata volutamente in questi anni, tra nord e sud, tra cittadini italiani e cittadini stranieri residenti nel Paese, riprendendo in mano la questione dell’integrazione che con la legge Bossi-Fini è diventata sempre più difficile a discapito della stessa economia. Infine l’Europa deve riprendere il suo cammino verso l’unione politica e non solo monetaria, deve abbandonare i localismi e i particolarismi alla Bossi, deve insomma rafforzare il suo peso politico sulla scena mondiale raggiungendo finalmente l’entità di Stati Uniti d’Europa.

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