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20/09/2011 homepage  
Il silenzio sulla storia vera dell’Avanti!
Qualche giorno fa abbiamo affrontato la questione Lavitola e L’Avanti! Pubblicando la lettera aperta che il Segretario del Partito Socialista Italiano, Riccardo Nencini, ha inviato ai direttori dei quotidiani e delle reti televisive con l’intento di difendere la gloriosa storia del quotidiano socialista Avanti!
Nonostante ciò, i mass media continuano volutamente ad ignorare la vera storia del giornale Avanti! Forse perché si vuole che il cittadino continui a vivere nella confusione, nella considerazione che tanto tutti sono uguali e che solo i socialisti berlusconiani siano quelli legittimi.
Noi sosteniamo, invece, che i socialisti legittimi , quelli che il grande Pietro Nenni ha sempre schierato con i più deboli, con gli indifesi guidandoli verso la conquista della libertà, della repubblica e della democrazia, siano quelli che oggi appartengono al Partito Socialista Italiano e che dunque siano i legittimi eredi del grande giornale Avanti!.

Per far comprendere ai nostri lettori la vicenda che vede coinvolta la storia dell’ Avanti! e del Partito Socialista Italiano riportiamo integralmente quanto Carlo Correr, uno degli ultimi giornalisti ad aver lavorato per Avanti!, scrive sul numero 31 de Avanti! della Domenica del 18 settembre 2011.

A questo punto crediamo sia utile riassumere nuovamente in breve i contorni della vicenda. Nel novembre del 1993, l’ Avanti! È costretto a sospendere le pubblicazioni. I giornalisti (compreso il sottoscritto) non ricevono lo stipendio da nove mesi, non ci sono progetti credibili di salvataggio e il Psi e in una bufera che lo vedrà, nel giro di un anno, riunirsi e sciogliersi nel suo ultimo congresso, il 47.mo (11 novembre 1994).
La testata, così cara a tanti compagni, resterà nelle mani del liquidatore, Michele Zoppo che può venderla – per decisione notarile del congresso – soltanto e unicamente a un compratore politicamente degno, in grado di “garantire la salvaguardia delle tradizioni storiche del Partito Socialista Italiano”, in una parola solo a un rinato Psi. L’atto non ammette deroghe. Visto che non può comprarla né affittarla, nel 1996 Lavitola, nelle vesti di editore (direttore Sergio De Gregorio, poi senatore dell’IdV e di Berlusconi), col sostegno politico di alcuni esponenti dell’ex Psi finiti nel centrodestra (Cicchitto, Boniver, Sacconi, Marzo, De Michelis, Bobo Craxi) si presenta con una testata graficamente identica a quella del Psi, ma con una differenza che sorprendentemente gli consente di registrarla presso l’apposito ufficio del Tribunale, senza opposizione: la sua testata si chiama “L’Avanti!”, con l’articolo determinativo e l’apostrofo (neri questi, rosso il resto della testata).
Vi chiederete: ma se Caio si presentasse in Tribunale a registrare la testata de “Il Corriere della Sera”, con l’articolo davanti e tutto il resto identico, ci riuscirebbe? No, crediamo proprio di no, ma per l’ Avanti! è successo.
Successivamente, con una furbizia tutta italica, Lavitola fa pian piano scolorire la “L”, lasciando però l’apostrofo (nel frattempo, 1998, lo Sdi riporta in edicola un’altra testata storica, la nostra dell’Avanti! della domenica).
Ancora qualche anno e Lavitola fa saltare via anche quel minuscolo sbaffo dell’apostrofo. Ciliegina finale sotto la testata clone da un po’ di tempo in qua scrive: “quotidiano socialista fondato nel 1896”. Un doppio falso perché non è né socialista (nel senso che si conviene alla storia del socialismo italiano) né tantomeno fondato nel 1896, anno di nascita del vero Avanti!.
Con quali soldi, sostegni, amicizie e complicità possa aver fatto tutto ciò è evidente dagli ultimi fatti che lo hanno portato alla ribalta della cronaca, nera, a cominciare dalla campagna denigratoria contro Gianfranco Fini, a suon di rivelazioni e documenti sulla casa di Montecarlo dopo la rottura del leader di An con Berlusconi. Su tutto il resto meglio stendere un velo di laica pietà. La reticenza nel non raccontare come sono andate le cose, quali sono i veri rapporti tra Lavitola, Avanti!, il Psi e la storia del socialismo italiano, è sorprendente. Temiamo però che non sia solo una questione di pigrizia professionale, di abitudine a rileggere la cronaca con gli stessi occhiali del ’93 -’94, ma che vi sia una quota di dolo politico, un interesse – a destra come a sinistra – a ripetere il cliché dei socialisti ‘ladri’, di imbroglioni che tradiscono i nobili ideali per miseri vantaggi personali. Abbiamo il sospetto che tutto ciò faccia comodo a tanti, sia nella maggioranza che nell’opposizione, altrimenti questa indifferenza pelosa così diffusa non si spiegherebbe. Intanto noi siamo costretti a fare controinformazione. Non ci resta che invitare i nostri lettori a diffondere con ogni mezzo questi frammenti di verità. Nel ’68 c’era il ciclostile e i dazebao; oggi c’è internet. Chissà che non si abbia più fortuna.”

Fonte:
 

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