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20 Aprile 2018 - 08:49

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18/11/2011 homepage  
Visita scolastica ad Ancona di Alberto Cudini
Le classi quarte dell’Istituto Comprensivo “Giovanni Paolo II°” di Montecchio-Sant’Angelo in Lizzola, ieri 17 Novembre, hanno partecipato ad una visita scolastica ad Ancona a coronamento dello studio sulla Regione Marche.
Al viaggio d’istruzione hanno partecipato, chiaramente, le insegnanti e anche alcuni genitori, fra i quali il sottoscritto, in qualità di accompagnatori.
Alle 8,00 la comitiva è partita verso il capoluogo di regione con l’obiettivo di visitare il porto, il Museo Archeologico e il Duomo di San Ciriaco.
Dopo una breve sosta in un’area di servizio lungo l’autostrada, il gruppo di alunni e accompagnatori è giunto al porto di Ancona dove si è soffermato, con alcuni graduati della Marina Militare italiana, a comprendere il ruolo di un porto come quello del capoluogo dorico. I militari della Marina si sono dimostrati molto disponibili, illustrando l’organizzazione del porto, facendo visitare una motovedetta per il pronto intervento in mare e il centro operativo. Attraverso i monitor, le carte nautiche e altre strumentazioni gli alunni hanno potuto comprendere quanto sia importante il lavoro di controllo e di soccorso che i marinai della Marina effettuano ogni giorno dell’anno. I ragazzi si sono dimostrati curiosi, attenti e, attraverso domande di vario genere, desiderosi di conoscere l'opera dei militari, svolta con grande professionalità .
Completata la visita, la comitiva si è recata al Duomo di San Ciriaco, dove ha effettuato la sosta pranzo. Qui i ragazzi si sono divertiti con vari giochi anche grazie a una splendida giornata di sole, che ha permesso di trascorrere il tempo all’aperto, godendo anche dello spettacolo naturale che si apriva ai piedi del colle Guasco: il porto in tutta la sua bellezza.
Successivamente, nel pomeriggio, guidati dalle loro insegnanti, i bambini sono scesi al Museo Archeologico Nazionale delle Marche ospitato all'interno del cinquecentesco palazzo Ferretti, effettuando un interessante viaggio nel tempo grazie alle testimonianze ricchissime di tutte le civiltà della regione.
Qui hanno prima effettuato un’esperienza di laboratorio e poi , accompagnati da una guida, hanno visitato le stanze dedicate:
alla Sezione Preistorica, con reperti che vanno dal Paleolitico, all'età del Bronzo; tra essi i manufatti più antichi delle Marche, ritrovati sul Monte Conero e risalenti a circa 200.000 anni fa;
alla Sezione Protostorica caratterizzante il museo, grazie alla eccezionale e completa documentazione sull'arte e sulla vita quotidiana del popolo piceno, che abitava nelle Marche nell'età del Ferro; la sezione comprende anche testimonianze dell'invasione gallica del VI secolo a.C., tra cui alcune raffinatissime corone d'oro composte da elementi vegetali.
La visita è stata molto interessante grazie anche all’abilità della guida, che ha saputo utilizzare un linguaggio adatto a dei bambini di quarta elementare. Molti di essi sono intervenuti a chiedere delucidazioni, a confermare quanto detto dalla guida con affermazioni che dimostravano la preparazione effettuata prima dell’escursione. La loro curiosità si è soffermata soprattutto sugli oggetti riguardanti le armature utilizzate dagli uomini di allora, sui gioielli che le donne indossavano o sugli oggetti utilizzati per conservare i cibi. Nonostante la lunga visita, sono riusciti comunque a mantenere viva l’attenzione senza mai creare problemi di sorta.

Quindi, tutti insieme, alunni-insegnanti-genitori, sono tornati davanti al Duomo, da dove, prima di salire sugli autobus per il ritorno, hanno potuto godersi lo spettacolo del tramonto del solo sul porto.



Notizie tratte da Wikipedia su

IL PORTO
Il Porto di Ancona è il primo porto italiano per traffico internazionale di veicoli e passeggeri, con oltre 1,5 milioni di passeggeri e 200.000 TIR ogni anno, e uno dei primi dell' Adriatico per le merci; per ciò che riguarda la pesca, i mercati ittici di Ancona sono nel loro insieme al secondo posto nell'Adriatico e al sesto posto in ambito nazionale.
I Dori, che nel 387 a.C. fondarono la città di Ancona, si fermarono in questo luogo per le possibilità che il porto naturale offriva. La costa infatti forma un gomito, da cui il nome Ancona (Ankon, in lingua greca gomito), che offre un riparo naturale dal mare. Ma già nel III secolo a.C. il golfo era usato dai Piceni per gli scambi commerciali con i Greci.
Nel periodo romano il porto fu notevolmente ampliato, soprattutto dall'imperatore Traiano; in suo onore il senato e il popolo romano fecero costruire nell'area portuale un arco di trionfo.
I Saraceni durante i loro saccheggi alla città avvenuti nel IX secolo distrussero anche il porto. Dall'XI secolo, nel periodo del libero comune e della repubblica marinara fu ricostruito e fortificato in modo considerevole.
Fra il XIII ed il XIV secoloAncona e Ragusa, alleate tra loro, divennero i secondi porti più importanti dell'Adriatico, secondi solo a Venezia. Nei secoli successivi, con la scoperta dell’America e lo spostamento dei traffici dal Mediterraneo all’Atlantico, il porto subì un drastico declino fino a che Clemente XII non concesse il porto franco e finanzia la costruzione del lazzaretto.
Con l'arrivo delle due guerre mondiali Ancona e l'area portuale subirono gravissimi danni a causa dei bombardamenti. Negli anni successivi si provvide alla ricostruzione.
Oggi il porto ha raggiunto primo posto in Italia per il numero di vetture imbarcate e per il numero di passeggeri (soprattutto per coloro che utilizzano i traghetti diretti nei paesi dell'Europa orientale); per le merci in contenitore è tra i primi sei dell'Adriatico, compresi quelli non italiani; per la pesca è tra i primi porti d'Italia.

IL DUOMO
Il Duomo di Ancona è dedicato a San Ciriaco ed è la cattedrale dell'arcidiocesi di Ancona-Osimo. È una delle chiese medioevali più interessanti d’Italia, fusione di stile Romanico e di pianta e decorazioni bizantine. Sorge in scenografica posizione alla sommità del colle Guasco, già occupata dall'Acropoli della città dorica, da dove domina tutta la città di Ancona e il suo Golfo.
Già dal III sec. a.C. era presente nella zona un tempio italico probabilmente dedicato ad Afrodite, come è stato accertato dai resti rinvenuti negli scavi del 1948. Sopra questo tempio è stata costruita, nel VI secolo una basilica paleocristiana dedicata a San Lorenzo. Era formata da tre navate con ingresso verso sud-est (dove attualmente è presente la cappella del Crocifisso), alcune parti sono rimaste nel pavimento in mosaico e nelle mura perimetrali. Tra il 996 e il 1015 si provvide alla ricostruzione della nuova chiesa, ampliando l'edificio ma mantenendo le tre navate. Nel 1017 i corpi di San Marcellino di Ancona e di San Ciriaco vengono trasferiti all'interno della Basilica. Importanti lavori di ampliamento vengono eseguiti tra la fine del XII secolo e la prima metà del XIII secolo, scegliendo di aggiungere un corpo trasversale a formare uno croce col basilicale primitivo e di aprire un ingresso verso sud-ovest. Con questa nuova geniale composizione la pianta della chiesa viene resa a croce greca, con transetti absidati e sopraelevati, e la rivolse al porto e alla nuova strada d'accesso alla città. Tra il XIII e il XIV secolo la basilica viene dedicata a San Ciriaco patrono di Ancona, martire e, secondo la tradizione, vescovo della città.
Nel 1883 la basilica subì un primo restauro. All'inizio della prima guerra mondiale, il 24 maggio 1915, gravi danni furono inflitti alla chiesa dalla flotta austro-ungarica. Si tentò di rimediare con un restauro nel 1920, ma i bombardamenti aerei anglo-americani della seconda guerra mondiale mutilarono il Duomo del transetto destro provocando la distruzione della sottostante Cripta delle Lacrime e dei tesori artistici ivi ricoverati. Lo stesso transetto venne ricostruito ed il sacro edificio venne solennemente riaperto nel 1951. Altri danni furono provocati dal terremoto del 1972. Nuovi lavori di restauro e consolidamento permisero la riapertura ai fedeli nell'autunno del 1977.

Facciata, protiro e portale
La facciata, tripartita, è preceduta da ampia scalinata, al di sopra della quale si alza il duecentesco protiro strombato romanico, formato da un arco a sesto pieno sorretto da quattro colonne. Quelle anteriori poggiano su leoni di marmo rosso di Verona, mentre quelle posteriori, aggiunte in seguito dal Vanvitelli, poggiano su basamento. Nel sottarco sono quattro rilievi rappresentati i simboli degli Evangelisti. Il portale, attribuito a Giorgio da Como, (1228 circa), è in stile romanico-gotico e costruito in pietra bianca del Conero e marmo rosso di Verona. Presenta una profonda strombatura ed è ornato di fasci di colonne reggenti una serie di archi ogivali nel cui giro sono rilievi con busti di Santi, figure di animali e motivi vegetali. Al di sopra del protiro si può trovare un grande oculo con cornice romanica, e ai lati, due monofore.

Esterni
Tutt'intorno, l'edificio, si presenta come una poderosa e luminosa massa in pietra bianca del Conero movimentata dalle abside sporgenti dei transetti e dell'alzarsi del piano della navata mediana; il tutto incentrato sullo slancio della cupola nella crociera. Una fine decorazione ad archetti pensili di gusto lombardo profila tutte le superfici e crea bei giochi di chiaroscuri. Isolato dal corpo principale sorge il campanile di cui si hanno notizie fin dal 1314 e che sorge sulla base di una torre militare tardo-duecentesca.

Cupola
San Ciriaco vanta una delle più antiche cupole d'Italia. Di forma ogivale con tamburo dodecagonale poggiante su una base quadrata decorata ad archetti, venne alzata nell'incrocio dei bracci nel XIII secolo, da alcuni attribuita a Margaritone d’Arezzo (1270). Rappresenta uno degli sporadici esempi nell'architettura del periodo, insieme alle venete Basilida di Sant’Antonio da Padova e San Marco a Venezia, dove vede una cupola posta a coronamento di una chiesa, e non di un battistero. Nel XVI secolo venne realizzata la copertura in rame che ancor oggi la caratterizza nel panorama cittadino.

Interno
L'interno è a croce greca e tutti i bracci sono divisi in tre navate su colonne romane di reimpiego che terminano su bei capitelli bizantini. Al centro della crociera è la slanciata cupola dodecagonale costolonata, con pennacchi sorretti da figure bizantineggianti di angeli oranti. Poggia su pilastri cruciformi polistili. I bracci laterali dei transetti terminano con absidi sopraelevate su cripte mentre il braccio centrale del presbiterio ha perso l'abside originale durante i lavori di ampliamento attuati durante il XVIII secolo. Tutte le navate centrali sono coperte da pregiate volte veneziane a carena, lignee e dipinte, del XV secolo. All'inizio della navata laterale sinistra è il monumento a un guerriero fermano del 1530.
Il transetto destro ospita la Cappella del Crocifisso, dove le transenne sono composte da preziose formelle graffite di plutei risalenti al 1189, opera di un Leonardo. Riportano, sulla sinistra, figure di Santi: San Geremia e Sant’Abacuc; l'Eterno Padre e la Vergine; un Angelo e San Giovanni Evangelista; San Ciriaco; e sulla destra, figure di animali: due gru su un melograno; un'aquila; due pavoni su un albero; due grifoni. Nella sottostante Cripta delle Lacrime, ricostruita dopo le distruzioni dei bombardamenti della seconda guerra mondiale, è possibile accedere alle vestigia degli antichi edifici precedenti.
Il braccio del presbiterio conserva, nella navata laterale sinistra, il monumento sepolcrale del Beato Girolamo Ginelli, pregevole opera del 1509 eseguita da Giovanni Dalmata.
Il transetto sinistro ospita la Cappella della Madonna, con sfarzosa edicola marmorea del 1739, opera del Vanvitelli e ospitante la venerata immagine seicentesca della "Madonna". La cripta sottostante contiene le urne di San Ciriaco, in marmo imezio, quelle di San Liberio e San Marcellino, in diaspro tenero di Sicilia, ed inoltre le ceneri di Santa Palazia. Le urne furono ridisegnate e realizzate tra il 1757 e il 1760 con una fastosa decorazione a festoni bronzei dorati da Gioacchino Varlè.

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