WebMail

19 Ottobre 2018 - 04:27

home cronaca sport sport g. giornali economia cultura messaggi links
Google
22/01/2012 homepage  
Montecchio: Commemorazione dello scoppio della polveriera
Ieri alle ore 18,00, nell’ambito della manifestazione Per non dimenticare, si è tenuta la commemorazione dell’evento più tragico che abbia mai colpito la comunità di Montecchio: lo scoppio della polveriera il 21 gennaio 1944.

Prima di continuare nella nostra cronaca facciamo un salto all’indietro di 68 anni e cerchiamo di immergerci nell’atmosfera che esisteva allora a Montecchio.
Con l’annuncio dell’armistizio dell’8 settembre 1943, la situazione nella Bassa Valle del Foglia cambiò completamente in quanto la zona era strettamente legata allo sbarramento della Linea Gotica. Essa, tagliando in due la penisola dall’Adriatico (Pesaro) al Tirreno (La Spezia), aveva il compito di contrastare l’avanzata degli alleati. Perciò i tedeschi accelerarono i lavori di fortificazione e lungo il fiume Foglia disseminarono i campi di mine anticarro e antiuomo. Costruirono bunker in cemento armato per i cannoni e le mitragliatrici. Scavarono profondi fossati anticarro e innalzarono molti reticolati. Le case, gli alberi, i vigneti, che avrebbero impedito loro di difendersi, vennero abbattuti. Intanto nel centro di Montecchio, dove oggi c’è Piazza della Repubblica, venne ammassato un enorme quantitativo di esplosivo (2.600 mine anticarro, 20 tonnellate di tritolo) da utilizzare per la fortificazione della Linea Gotica.
I giovani di Montecchio, come molti altri civili della valle, vennero reclutati dalla T.O.D.T. per portare a termine i lavori. Ma lungo tutta la “Linea” i manovali italiani cercarono con ogni mezzo di ritardarne la costruzione con azioni di sabotaggio e prendendo nota dei campi minati e delle postazioni. Venne disegnata una piantina particolareggiata e fatta arrivare agli alleati da parte del C.L.N. provinciale.
Intanto le prime formazioni partigiane agivano contro i nazi-fascisti e crescevano sempre più di numero anche perché i giovani, che erano o che dovevano essere arruolati nell’esercito della Repubblica Sociale Italiana, gettarono la divisa e fuggirono in montagna. Sin dal settembre 1943, gruppi di giovani di Pesaro, Urbino e Fano assaltarono caserme, depositi di munizioni,nascondendo in campagna ciò che riuscivano a togliere al nemico. Dopo un iniziale periodo di difficoltà, nel gennaio del 1944 ebbe inizio per la resistenza pesarese la fase offensiva. I partigiani operavano nelle zone più impervie e più adatte alla guerriglia, mentre in città e nei centri della valle agivano i G.A.P. (Gruppi di Azione Patriottica) che cercavano di rendere impossibile la vita agli occupanti.
Il gruppo “Salvalai”, ad esempio, svolgeva opera di sabotaggio alle comunicazioni, alle linee elettriche, ai rifornimenti in una zona che andava da Pesaro a Montecchio, Montebaroccio, Monteciccardo, Sant’Angelo in Lizzola.
Il 21 gennaio 1944 a Montecchio si ebbe un evento veramente tragico per la popolazione. Il deposito delle munizioni saltò in aria, vi furono più di 30 morti e il paese fu completamente distrutto. Dalle testimonianze che abbiamo potuto raccogliere, l’esplosione fu tremenda tanto che fu udita per un raggio di molti chilometri. Probabilmente i morti sarebbero stati di più se il caporale Gulino Placido, prigioniero dei tedeschi, non si fosse messo a gridare che il deposito stava bruciando
.
(Dalla ricerca storica condotta dalla classe 3D della Scuola Media di Pian del Bruscolo nell’anno scolastico 1982-83)

Per dare l’idea di che cosa avvenne in quella sera di gennaio, riportiamo un articolo di Ruggero Berarducci comparso su “IL PAESE” nel gennaio del 1982
Montecchio, 21 gennaio 1944, ore 21 circa: mentre il piccolo paese (poche centinaia di abitanti) viveva una normale serata invernale, lo scoppio improvviso e del tutto inaspettato del deposito tedesco di materiale esplosivo distrusse interamente l’abitato, uccidendo 33 persone e ferendone molte. 38 anni sono passati da allora, le ferite si sono ormai rimarginate e il ricordo di quelle ore svanisce lentamente nella memoria del paese. Bisogna andare in giro e chiedere dei pochi montecchiesi di allora ancora vivi e presenti qui e tutto ritorna fuori:l’orrore, la confusione, la distruzione totale e assurda, il disorientamento di fronte a ciò che non sembra vero, tanto è disumano e inconcepibile. Uno du questi, Giorgio Bezziccheri, ha rivissuto con noi quei momenti, ricordo della sua non felice adolescenza. E’ bastato accennare al fatto; il resto è venuto fuori da sé.
- Avevo 16 anni circa e quella sera mi trovavo in casa di un vicino. Era una rigida sera d’inverno, come tante altre e nessuno pensava che potesse succedere qualcosa. Il fronte era ancora lontano e il deposito tedesco, dicevano, conteneva soprattutto tritolo, privo di detonatori: quindi, anche se fosse andato a fuoco, una grossa fiammata e nient’altro. Del resto in guerra si perde il senso del pericolo.
Improvvisamente da fuori vengono delle urla sempre più forti: - Fuggite, salta per aria il deposito! Via, via, salta in aria tutto! – Sono soldati italiani che collaboravano con i tedeschi i primi a dare l’allarme. Quando esco sulla porta era già un caos: chi fugge in preda al panico, chi urla, chiamando i figli o la moglie, chi torna indietro a prendere qualcosa che aveva dimenticato, a nascondere pochi soldi. – Via, via, salta tutto per aria! – Gli abiti sono coperte, lenzuola, quello che è venuto prima alle mani. Un grande bagliore viene dal deposito. Corro a casa: - Scappate, scappate, voi ragazzi – grida mio padre mentre si dà da fare a nascondere in cantina dei bottiglioni di olio.
Improvvisamente un boato fortissimo e tutto ci cade addosso. Io rimango sepolto dalle macerie: sento grida: mi stanno cercando, ma non riesco a gridare per farmi sentire. Finalmente scoprono un mio piede e allora riescono a tirarmi fuori.
Siamo sotto le stelle: i muri non sono più alti di un metro, il resto è rovina. Ci illumina il bagliore di un pagliaio, che ha preso fuoco poco lontano, dai Tonelli, colpito da un bandone infuocato, uno dei tanti che ricoprivano i cumuli di materiale esplosivo e con lo scoppio erano volati dappertutto. Mio fratello Walter, che al momento dello scoppio era sulla porta, era stato scaraventato 10 metri lontano, per fortuna senza gravi conseguenze. Poco dopo un lamento da sotto le macerie: scavano e riescono a tirar fuori mia sorella, ormai morta. Mia madre, quasi impazzita, la tiene in braccio e continua a gridare che è viva. E intanto mio fratello Romano non si trova, né si troverà più tardi, quando mio padre tornerà a cercarlo. Riusciranno a tirarlo fuori dalle macerie solo dopo una settimana, morto, naturalmente.
Ma bisogna scappare, perché corre voce che c’è ancora tanto materiale inesploso nello scantinato del circolo, che potrebbe esplodere da un momento all’altro. La strada non c’è più, è sepolta sotto cumuli di macerie. La gente cerca di farsi strada fra le rovine, grida, chiama i figli o i fratelli sepolti sotto le macerie o introvabili perché non erano in casa al momento dello scoppio. In realtà la gente neppure sa più che cosa fa, ha perso il senso della realtà: chi scappa, chi ritorna a cercare qualcuno o qualcosa, chi, scappato in preda al panico, dimentico di tutto e di tutti, ora torna a cercare i suoi.
Le prime luci del giorno dopo mostrano un paesaggio irreale: dove prima c’era il deposito di mine, c’è ora una gran buca, larga forse 30 metri, profonda 6 o 7; l’epicentro di un terribile terremoto che si è fatto sentire di più nelle immediate vicinanze del paese, non ha risparmiato nulla. C’è ancora chi cerca i suoi morti, chi spera di ritrovare fra le macerie qualcosa di ancora intatto da mettere in salvo e, mescolati alla folla dei curiosi venuti dai paesi vicini, gli sciacalli, locali e non, che entrano a rubacchiare in quelle che fino al giorno prima erano case, aggiungendo a male malanno e completando, con una nota avvilente, un quadro già abbastanza agghiacciante….
.

Due giorni dopo gli aerei anglo-americani, nell’intento di eliminare i punti strategici tedeschi lungo la Linea Gotica, bombardarono Urbania causando la morte di 250 persone.

ELENCO DELLE VITTIME
A – Deceduti e residenti in Montecchio
1) Bacchiani Annunziata
2) Ranocchi Elisa in Bassani
3) Marchetti Marina
4) Mariotti Tonino
5) Mancini Peppino
6) Sanchini Adele in Sabbatini
7) Bezziccheri Rosa
8) Guidi Maria
9) Palazzi Cesira
10) Bezziccheri Antonina
11) Bezziccheri Romano, rinvenuto il 28-1-44
B – Di Montecchio, deceduti altrove
12)Mengarelli Angelo deced. a Montelabbate
13)Rossi Romolo id. Urbino
14)Sabbatici Pietro id. Pesaro
15)Guidi Evangelina id. id.
C – Di altri Comuni, deceduti altrove.
16)Calci Virginia di Montelabbate deced. Pesaro
17)Medaglioni Adele di Pesaro “ “
18)Clementoni Giovanni di Montelabbate deced. Pesaro
D – Deceduti a Montecchio, di altri Comuni
19)Dr. Enrico Marchionni di Pesaro
20)Franca Aurelia id.
21)Marchionni Geltrude id.
22)Giannoni Anna id.
E – Militari
23)Capor. Gulino Placido – Bronte (Catania)
24)Marinaio Lenardi Dante – Pola
25)Soldato Petrazzoli Danilo – Mantova
26) “ Galli Virgilio
27) Soldato Germanico
Feriti circa 70


Ecco, questo è l’evento che la comunità di Montecchio ha voluto ricordare con una cerimonia che ha avuto inizio nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta dove è stata celebrata una messa solenne officiata dal Vescovo Monsignor Piero Coccia alla presenza di autorità civili, militari ed a numerosi cittadini, che hanno voluto testimoniare quanto ancora sia vivo il ricordo di quegli anni tremendi.
Fra coloro che hanno assistito alla cerimonia non sono mancati i giovani e i giovanissimi che, naturalmente, non hanno vissuto quelle vicende, ma che implicitamente si sono impegnati a tramandare certi eventi per non dimenticare il passato al fine di evitare che simili tragedie si ripetano.
E’ il secondo anno che l’Amministrazione Comunale di Sant’Angelo in Lizzola e quella di Urbania celebrano congiuntamente il ricordo di due eventi particolarmente tragici per le due comunità.
Il 21 gennaio 1944 a Montecchio i partigiani fanno saltare in aria la polveriera che si trovava nell’attuale Piazza della Repubblica, il 23 gennaio 1944 Urbania subì un bombardamento, si dice per errore, da parte dell’aviazione alleata che causò numerosissime vittime.
Alla cerimonia, così, oltre al sindaco di Sant’Angelo in Lizzola Guido Formica ha partecipato anche il sindaco di Urbania Giuseppe Lucarini , il Presidente dell’Unione dei Comuni di Pian del Bruscolo Claudio Formica e l’Assessore Pascucci in rappresentanza del Comune di Pesaro.
Assessori, consiglieri comunali, personale dell’amministrazione e rappresentanti dei partiti politici locali hanno partecipato alla cerimonia così come l’Arma dei Carabinieri, il Corpo dei Vigili Urbani , l’Associazione dei combattenti e reduci e tutte le associazioni di volontariato presenti sul territorio.
Conclusa la cerimonia religiosa, si è formato un corteo, preceduto dal Corpo Bandistico “G.Santi” di Colbordolo , che ha poi deposto una corona d’alloro al monumento ai caduti in Piazza della Repubblica. Qui hanno preso la parola il due sindaci di Sant’Angelo in Lizzola e di Urbania, i quali hanno ricordato quei tragici eventi accaduti a causa della guerra , hanno condannato ogni tipo di violenza, di sopraffazione, di guerra ed hanno evidenziato quanto sia importante non dimenticare mai ciò che è avvenuto, affinché le nuove generazioni operino per la pace giorno per giorno, assumendo comportamenti di tolleranza, di rispetto per l’essere umano senza avere pregiudizi nei confronti di chi la pensa in modo diverso. Solo così si potrà evitare il ripetersi di tragedie come queste che vengono ricordate ogni anno.

Vedi foto in Photo Album

Fonte:
 

Torna alle news della categoria "homepage"
Torna alla pagina delle news

Siti Web personalizzati di Euweb.it