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16/04/2012 homepage  
Riforma della politica, riforma dei partiti, riforma elettorale.
di Angelo Sollazzo, della Segreteria Nazionale del PSI.

Dalla direzione nazionale del Partito Socialista Italiano ci è giunto un articolo di Angelo Sollazzo sulla questione della riforma dei partiti.
Poiché proprio in questi giorni su tutti i giornali e telegiornali dominano gli scandali della Lega Nord e di altri notabili dei vari partiti e poiché siamo contrari al facile populismo e all'antipolitica, pensiamo che una riforma seria vada fatta. L'articolo che riportiamo offre diversi spunti per una riflessione seria ed approfondita.

Nessuna meraviglia del fatto che il gradimento dei partiti politici, da parte degli italiani, abbia toccato l'indice più basso della storia democratica del Paese.
Con la fine della prima Repubblica, dovuta ad una aggressione violenta dei poteri forti, mediatici e giudiziari, dopo i casi più eclatanti di malcostume prodotti da tangentopoli, si pensava ad un rinnovamento profondo della stessa essenza della politica, con nuovi metodi, nuove dirigenze e nuovo modo di eleggere i rappresentanti del popolo. Senonché il nuovismo predicato dai vari Berlusconi, Bossi, Veltroni, Di Pietro ed altri ancora, tutta gente che certamente nuova non era, anche se rinnegava le proprie origini, ha prodotto storture e situazioni di gran lunga peggiori delle preesistenti. In molti Paesi europei la corruzione ed il malcostume avevano avuto picchi altissimi, più che in Italia, basti ricordare la Germania di Koln e la Francia di Chirac, ma in entrambi casi si è corso ai ripari con leggi appropriate e con la punizione dei responsabili. Nessuno pensava di stravolgere il quadro politico generale di quei Paesi. In Italia, con una falsa rivoluzione, veniva, invece, azzerato tutto il quadro politico, con la distruzione dei partiti storici che avevano fondato la repubblica e con l'arrivo di sigle e movimenti da politica dell'Asia minore o di provenienza islamica. Ancora oggi nessuno riesce a spiegarci cosa vuol dire Popolo della libertà o Italia dei valori, ovvero Lega Nord per non parlare di Futuro e Libertà etc.
Sarebbe stato molto più semplice ricorrere alle culture politiche esistenti da sempre e che governano il mondo e cioè quella liberale,conservatrice, socialista, comunista,cattolico-democratica e quella dell'estrema destra. Diversamente con il nuovismo si è distrutto il sistema esistente creandone uno peggiore.
Prima vi era sì corruzione, ma si rubava per il Partito. Oggi la corruzione si è moltiplicata per mille e si ruba per sé stessi. E' proprio un bel rinnovamento !!!
Il PSI, unico partito con il nome di un vero partito, presente in tutto il mondo democratico, da circa tre anni ha sollevato la necessità dell'applicazione dell'Art. 49 della Costituzione che tratta proprio della trasparenza e della democrazia interna dei Partiti. Insomma se si vuole riconquistare la fiducia della gente occorre essere puliti ed aperti, con una democrazia interna la più ampia possibile. I finanziamenti pubblici, che sono utili per evitare che si torni alla politica per censo, quando potevano votare e concorrere solo i possidenti, devono essere sottoposti a controlli terzi, attraverso società di Certificazione, e, trattandosi di soldi pubblici, attraverso l'esame dei bilanci da parte della Corte dei Conti, e non solo, come avviene oggi, con improbabili Revisori dei Conti di espressione delle dirigenze interne ai partiti. Abolire il finanziamento pubblico, anche se va rivisto nei modi e nella entità, significherebbe consegnare la politica alla grande finanza , ai ricchi ed ai loro adulatori, significherebbe far seguire a Berlusconi un altro industriale, magari con altro nome, significherebbe non consentire ai capaci di poter accedere alle cariche elettive senza essere condizionati e soggiogati dal gruppo economico di riferimento. Un altro Berlusconi il Paese non se lo può permettere. L'iscritto al Partito deve poter realmente contare, le assemblee decisionali devono prevedere la presenza di un notaio, in tal modo si garantisce la trasparenza e la democrazia interna, applicando, per l'appunto, il dettato costituzionale.
I veri costi della politica si riducono abolendo le Province, accorpando i Comuni al di sotto dei tremila abitanti, limitando a tre i membri dei Consigli di Amministrazione delle società pubbliche, eliminando le circoscrizioni nei Comuni con meno di cinquecentomila abitanti, abolendo le migliaia di enti pubblici inutili o doppioni di altri esistenti, eliminando quasi del tutto i 146mila consulenti nella pubblica amministrazione, eliminando privilegi e proprietà non strategiche per lo Stato, con la vendita di metà delle stesse si potrebbero ricavare oltre 400miliardi, ed infine eliminando i tanti sprechi che la politica ha prodotto soprattutto nella sanità, nei trasporti e in tutti in quei settori dove ancora può avere capacità discrezionali.
La rappresentanza democratica non può più essere espressa con una legge elettorale che riduce il cittadino ad osservatore in una elezione che produce nominati e non eletti. Purtroppo si sta profilando una riforma peggiorative dell'esistente. Il maggioritario consente ad un stretta cerchia di segretari di Partito di indicare l'eletto in ogni collegio utile. Che riforma è questa? Significa ancora una volta prendere in giro l'elettorato che desidera realmente scegliersi il proprio parlamentare, potendo scrivere sulla scheda il cognome del prescelto. Le furbate di Violante e soci non possono proprio essere accettate. Si stabilisca una soglia di sbarramento, , si scelga come attribuire il premio di maggioranza, si adotti la sfiducia costruttiva per dare stabilità ai Governi e si evitino pastrocchi che hanno già arrecato tanti danni al Paese. Può essere tutto facile, ma ci vuole una seria volontà politica. Altrimenti tutti saremo travolti dall'antipolitica violenta ed irresponsabile
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Fonte:
 

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