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21 Luglio 2018 - 11:32

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15/05/2013 homepage  
La fusione dei Comuni: prospettiva futura obbligata
Torniamo volentieri a parlare della fusione dei piccoli comuni proprio nel giorno in cui su Il Messaggero compare l’articolo che riportiamo integralmente più sotto dopo alcune nostre considerazioni.
Come ormai tutti i nostri lettori sanno, il Circolo Culturale “Città Futura” e il presente sito hanno da anni sposato l’idea della fusione fra i cinque comuni dell’Unione Pian del Bruscolo perché abbiamo sempre intravisto e fermamente creduto che sia l’unica strada percorribile per la comunità locale. Abbiamo anche aderito con entusiasmo alla fondazione dell’Associazione “Un Comune per Pian del Bruscolo” con lo scopo di diffondere presso la cittadinanza la necessità di giungere quanto prima ad un Comune Unico.
Ripercorriamo brevemente, per chi non le avesse vissute, le tappe delle vicende legate alla Bassa Val del Foglia. Le cinque Amministrazioni Comunali di Colbordolo, Monteciccardo, Montelabbate, Sant’Angelo in Lizzola e Tavullia , da sempre, a cominciare dagli anni ’60, hanno cercato di governare il territorio collaborando strettamente nella convinzione che insieme avrebbero potuto ottenere migliori risultati a vantaggio di tutta la comunità. Nasceva così nei primi anni ’80 il Consorzio intercomunale pesarese con la realizzazione della Scuola Media Statale Pian del Bruscolo che avrebbe dovuto ospitare gli alunni di Montecchio e frazioni del Comune di Tavullia. Successivamente, vista l’esperienza positiva, le stesse amministrazioni riuscirono a realizzare una palestra ed una bella piscina nella stessa area, riuscendo a soddisfare le esigenze non solo degli abitanti della zona, ma anche di altri provenienti da realtà anche lontane. Quindi , con la costituzione del Corpo di Polizia Municipale unificato e con la conseguente trasformazione da Consorzio Intercomunale in Unione dei Comuni , il territorio di Pian del Bruscolo diventò, per tutta la Provincia di Pesaro e Urbino, uno degli esempi più significativi della volontà di creare qualcosa di unitario, tanto da essere considerato come modello di sviluppo futuro. Un’altra tappa fondamentale è stata la realizzazione del palazzo dell’Unione e di una scuola materna sovracomunale. Tutto ciò induceva a pensare che presto le cinque amministrazioni avrebbero messo insieme altri servizi ed avrebbero chiuso il percorso con la fusione dei Comuni. Invece tutto si è bloccato, tutto si è fermato, gli entusiasmi iniziali pian piano si sono “sgonfiati” e ancora siamo fermi in mezzo al guado.
In questi anni, però, l’economia italiana, come tutti ben sappiamo, è precipitata in una crisi profonda e, di conseguenza, le Amministrazioni comunali si sono sempre più impoverite sia per i tagli effettuati dal governo centrale, sia per il mancato introito degli oneri di urbanizzazione dovuto dalla crisi edilizia e quindi, un po’ in tutt’Italia, si è compreso che la salvezza era nel mettere insieme i servizi e nella fusione dei Comuni. Ecco che in varie parti d’Italia (provincia di Arezzo, provincia di Siena, Valsamoggia, Isola d’Elba, ecc.) ci si organizza e si diffonde l’idea della fusione, ciò che l’Unione Pian del Bruscolo avrebbe potuto conseguire già cinque anni fa solo se si fosse avuta la stessa volontà politica degli anni precedenti.
La validità di queste nostre considerazioni è messa in evidenza dal seguente articolo, pubblicato su Il Messaggero del 15.05.2013, che riportiamo integralmente.

Sì degli imprenditori alla fusione dei Comuni

IL REFERENDUM
«Un esempio di come la politica possa interpretare la richiesta di cambiamento e porsi al servizio dei bisogni reali della comunità». Commenta così il parlamentare del Pd Emanuele Lodolini la proposta di fusione avanzata dai Comuni di Castel Colonna, Monterado e Ripe che domenica e lunedì chiameranno i propri cittadini ad esprimersi con un referendum.
«E' il primo caso nelle Marche con cui, superando steccati e una malintesa idea di campanilismo, si cerca di anticipa¬re un processo di riordino complessivo della pubblica amministrazione che diventerà inevitabile - aggiunge Lodolini - La nascita di un Comune di quasi 8.000 abitanti nella bassa valle del Misa e del Cesano è stata favorevolmente accolta dai sindacati, dalla Confindustria, dai rappresentanti delle piccole e medie imprese, dal mondo agricolo, dalle associazioni di volontariato e di promozione territoriale presenti nei tre Comuni. Chi non si arrende a considerare i Comuni quell'ente di prossimità vicino al cittadino non può non riconoscere che l'unico modo per farlo è mettersi insieme, unire le forze, razionalizzare al massimo le poche risorse a disposizione. La fusione è in grado di soddisfare questi aspetti, perché porterebbe risorse economiche straordinarie per i prossimi 10 anni, lo svincolo dal patto di stabilità e maggior peso politico-istituzionale».
E a proposito di imprenditori, anche il Gio, il gruppo imprenditori delle Vallate del Misa e Nevola, scende in campo in favore della fusione. «La fusione anticipa le decisioni che il Governo sarà obbligato a prendere in un prossimo futuro per costringere i piccoli Comuni ad unirsi per rendere più efficiente il sistema pubblico e favorire la ripresa economica in particolare nelle zone rurali» afferma in una nota il Gio.
«Purtroppo - contìnua - una parte della popolazione in questi Comuni sembra non abbia compreso che l'Unione porta solamente ad uniformare i servizi, migliorarli, semplificare il sistema amministrativo e coordinare gli interventi sul territorio. Questi Comuni non perderanno la loro identità storico culturale, l'Unione non impedisce loro di continuare con le sagre paesane e iniziative culturali; saranno come in passato le Pro Loco e le iniziative private a gestire le attività di campanile dove il cittadino ama ritrovarsi». Il Gio esorta quindi anche gli scettici a cambiare idea in vista del referendum di domenica e lunedì
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Fonte:
 

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