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16/06/2013 homepage  
OdG sulle enormi sperequazioni del sistema pensionistico italiano.
Il Capogruppo del PSI, Gaetano Vergari, ha presentato un ordine del giorno, da discutere in Consiglio Provinciale, sulle enormi sperequazioni esistenti in tema di pensioni.
Riportiamo l'intero documento che, secondo noi, dovrebbe essere conosciuto dal maggior numero di cittadini.

IL CONSIGLIO PROVINCIALE


PREMESSO,


- Che il Paese è piombato in una profondissima crisi economica con la disoccupazione, specialmente quella giovanile, in crescita esponenziale;

- Che lo Stato per far fronte agli 800 miliardi annui, circa, di spesa pubblica di cui 1/3 circa sono oneri sociali (pensioni a vario titolo), un altro 1/3 per il Sistema Sanitario Nazionale, 1/4 per stipendi della P.A. ed infine oltre 90 miliardi per interessi sul debito, alfine di dimostrare la propria solvibilità di fronte ai MERCATI che acquistano 1 miliardo al giorno mediamente di nostri titoli, il cui ricavato finanzia stipendi e pensioni, ha elevato la pressione fiscale a livelli insopportabili, tali da strangolare qualsiasi attività imprenditoriale, determinando una recessione spaventosa che stà uccidendo la nostra principale risorsa: il tessuto manifatturiero/ produttivo, con ricadute sull’occupazione e quindi sulla tenuta sociale della nazione rischiosissime;

- Che la maggior parte degli economisti sono concordi nel ritenere che il solo Export, pur positivo, è di gran lunga inferiore al fabbisogno finanziario del Paese e che per avviare un minimo di ripresa della domanda interna, sola condizione per contrastare la disoccupazione e ridare un po’ di soldi alla gente, sia indispensabile una forte riduzione della pressione fiscale, giunta al 44,4 % su Imprese e famiglie, attraverso una decisa azione di tagli strategici e selezionati della spesa pubblica, della quale, quella pensionistica, rappresenta (dati del 2011) la voce preponderante con oltre 265 miliardi e 976 milioni annui di €uro pari al 16,85 del PIL;
(vedasi il teorema di Ioseph Stiglitz, premio Nobel per l’economia, sulle cause del calo del PIL, determinato dal progressivo impoverimento, per bassi stipendi ed eccessiva tassazione dei ceti medi, principale motore dei consumi in base al principio “il mio consumo è il tuo stipendio, il quale ha dimostrato dati alla mano che i ricchi consumano meno, investono poco e cercano rendite)

POSTO


- che l’eccesso di disuguaglianza stipendiale e di conseguenza pensionistica fra coloro che prestano servizio nella Pubblica Amministrazione è quanto di più odioso uno Stato moderno possa compiere poiché tradisce la sua funzione primaria di perequazione e redistribuzione della ricchezza;

- Che esistono 16.700.000 mln percettori di pensioni di cui 2.221.100 mln il 13,3% del totale riceve meno di 500 € al mese, pari ad appena 13.326.600.000 mld annui lordi; 5.143.600 mln il 30,8%, tra i 500 ed i 1.000 € mensili, il 23,1 pari a 3.857.700 tra i 1.000 ed i 1.500 € mensili ed il restante 32,8 pari a 5.477.600 percepisce un importo superiore ai 1.500 mensili;

- che da una più dettagliata analisi emerge un dato sconvolgente, che esiste una platea di 2 milioni e 500.000 di percettori di pensioni d’oro, pari al 14,97% del totale, la cui base è composta da chi introita € 3.500 lordi mensili sino ad arrivare ai vertici indicibili di chi incassa € 90.000 mensili lordi e che fatta una media ragionevolmente ponderata di € 5.000 lordi mensili per ciascuno, fa si che costoro si mettano in tasca qualcosa come 150 miliardi di € l’anno, il 39,75% dell’intera spesa pensionistica italiana;

- che di questi appena 100.000 "super-pensionati" quasi tutti politici, magistrati o grandi managers pubblici pari allo 0,59 % dell’intera platea percepisce da 30/40 mila € in su, fino ad € 90.000 mensili e ci costano ben 13 miliardi di euro all'anno pari al 3,45% della spesa pensionistica complessiva e che per garantire il cospicuo assegno a queste persone - che hanno guadagnato cifre ingentissime durante la carriera lavorativa - devono versare i contributi qualcosa come 2.200.000 lavoratori. Uno sproposito.

- Che il nostro Paese unico al mondo annovera ben 535.752 “baby” pensionati al di sotto dei 50 anni pari al 3,20%, dell’intera platea, quasi tutti exDipendenti pubblici che spesso lavorano in nero e che ci costano ben 9,45 miliardi l’anno pari al 2,51% della spesa complessiva grazie a leggi e leggine clientelari come quella dei 14 anni 6 mesi ed un giorno lavorativi minimi per andare in pensione, varata dal Governo Rumor il 29 dicembre 1973 che configurano un quadro assurdo di privilegi. Una vera follia;

- Che la platea dei pensionati italiani, escluse le prestazioni sociali, è così suddivisa per grandi fasce d’età: il 27,8% dei pensionati pari a 4.642.600 ha meno di 65 anni; il 49,2 pari a 8.216.400 ha un’età compresa tra 65 e 79 anni, mentre il restante 23% pari a 3.841.000 ne ha più di 80;

- Che nella pubblica Amministrazione esistono sacche di privilegio feudale come la possibilità di cumulo di più pensioni e vitalizi e stipendi, come ad esempio quelli dei dipendenti del Parlamento: Commessi, Funzionari e Dirigenti, che superano mediamente del 40% quelli degli stessi pari grado delle altre Amministrazioni;

- Che si continuano a pagare a grandi Figure istituzionali, Manager di aziende pubbliche e Dirigenti a vari livelli, super stipendi veramente assurdi, in alcuni casi, come per il Capo della Polizia (€ 600.000 annui), il Ragioniere dello Stato, i Presidenti di Corte di Cassazione e Costituzionale ecc. addirittura superiori a quello del Presidente degli Stati Uniti d’America;

- Che, pur ritenendo giusto il riconoscimento economico del merito per incentivare la produttività e l’impegno nel lavoro, il meccanismo delle leggi 142/’90 prima e 59/’97 Bassanini poi, che hanno introdotto e potenziato nella Pubblica Amministrazione la Dirigenza con l’assunzione di responsabilità giuridiche e gestionali, separandole da quelle di indirizzo e controllo proprie della Politica, vada assolutamente rivisto, come, opportunamente, osservato dall’On. Oriano GIOVANNELLI e dal Presidente della Provincia di PU Matteo RICCI, soprattutto nella parte retributiva, alla luce della recente pubblicazione da parte della stampa locale di stipendi e premi dei Dirigenti delle varie Amministrazioni pubbliche della nostra Provincia, affinché gli stessi stipendi e premi siano più equamente parametrati a quelli di Funzionari e Dipendenti e sottoposti a sostanziose decurtazioni così da riportare il rapporto stipendiale tra le varie Qualifiche a livelli più equi e non come gli attuali, di 3 o 4 volte superiori ai minimi;
INGIUNGE


Pertanto, al Governo di agire tempestivamente per rimuovere queste condizioni riprovevoli di ingiustizia, per riconquistare alla politica la fiducia e la credibilità perdute ma soprattutto per recuperare un po’ di risorse per effettuare gli indispensabili sgravi fiscali su Imprese, costo del lavoro e persone fisiche, redistribuiendo un po’ di soldi alla gente comune e tentare così di rimettere in moto i CONSUMI affinché le Aziende abbiano a chi vendere prima che sia troppo tardi e scoppi una rivolta sociale di proporzioni catastrofiche.

INVITA


La Presidenza del Consiglio provinciale ad inviare il presente Ordine del Giorno, ai Comuni del territorio, ai Sindacati, agli Enti ed Organismi economico-sociali per l’approvazione ed al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio, ai Presidenti di Camera e Senato, al Presidente della Giunta ed al Presidente del Consiglio della Regione Marche per opportuna conoscenza.

Pesaro li, giovedì 13 giugno 2013;

IL CAPOGRUPPO PSI
in CONSIGLIO PROVINCIALE di Pesaro e Urbino

Gaetano VERGARI

Fonte:
 

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