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19 Ottobre 2017 - 13:01

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04/09/2017 homepage  
Città di Vallefoglia:
sui fatti di Rimini

Non possiamo non esprimere la nostra costernazione per i fatti di Rimini che in questi giorni hanno portato alla ribalta il nostro paese e tutta la comunità di Vallefoglia.
Ciò che è accaduto ormai è noto a tutti in quanto i mass media (giornali e TV) hanno narrato nei minimi particolari quanto successo: lo stupro, da parte di un gruppo di giovanissimi extracomunitari, nei confronti di due giovani turisti polacchi e di una transessuale. I quattro protagonisti della vicenda, due dei quali minorenni residenti nel nostro Comune, sono stati arrestati ed ora toccherà ai giudici applicare la legge nei loro confronti.
Inevitabilmente sulla vicenda si spenderanno, a tutti i livelli, moltissime parole, allargando il discorso alle responsabilità personali, sociali, istituzionali, politiche. Giornalisti, psicologi, psichiatri, sociologi, criminologi, politici di ogni tendenza, uomini di chiesa discuteranno all’infinito su quanto avvenuto e sulle varie responsabilità e fra un mese tutti se ne dimenticheranno.
Anche noi potremmo aprire una discussione sul fenomeno degli immigrati, ragionare e chiederci se “tutte” le istituzioni hanno fatto tutto quello che era necessario, discutere sul numero sempre più crescente degli extracomunitari presenti nel nostro Comune, recriminare e chiedere di nuovo il rafforzamento delle forze dell’ordine nel nostro territorio e così via.
Invece di tutto ciò, preferiamo pubblicare una lettera di una mamma di Tavullia comparsa oggi su “Vivere Pesaro”, perché riteniamo che debba essere tenuta a mente da tutti, soprattutto dalle mamme chiamate ad educare i propri figli in quanto proprio dalle famiglie deve partire la cultura del rispetto verso gli altri.

Fino a 8 anni fa ero semplicemente una donna e una figlia, poi ho ricevuto il dono più grande e inaspettato, e in quel momento neanche tanto desiderato: sono diventata una madre.
Nulla può più essere com' era quando diventi una madre, perché non vivi più solo per te stessa ma in funzione della nuova vita di cui diventi responsabile, se diventi madre ti viene data una missione che è quanto di più importante possa esistere: formare un nuovo essere umano, crescerlo, educarlo e amarlo dandogli gli strumenti con cui rapportarsi nel mondo con gli altri esseri umani.
Questo fa o almeno dovrebbe fare una madre, non è un compito che si può prendere alla leggera, non si diventa madri solo partorendo, si diventa madre soprattutto dopo, quando arriva il momento di insegnare a tuo figlio a vivere. La regola fondamentale è sempre una: il rispetto, a un bambino fin da piccolo va insegnato il rispetto verso gli altri, verso chiunque altro, al di là di quelle che possono essere le differenze anzi il rispetto di quelle differenze è basilare, perché non siamo tutti uguali ai bambini va sempre detta la verità. Io con mia figlia (che è sorda) ho fatto questo: le ho insegnato che ogni essere umano è unico e speciale e che nessuno è perfetto anche se lo sembra esteriormente, perché la bellezza di una persona è la sua essenza interiore e non l'aspetto che ha. Una persona bella fuori può anche avere una brutta anima ed è l'anima che fa la persona.

Mia figlia che dato il suo handicap è considerata un elemento "difettoso" della società, conosce il suo valore e sa riconoscere il valore delle altre persone. E' fiera di se stessa e io di lei perché è ancora piccola ma mi dimostra già di essere "grande" e di saper già distinguere il bene dal male. Me ne prendo i meriti? Sì me ne prendo i meriti , sono io sua madre che la sto educando, non la faccio vivere di solo gioco e di solo amore ma le mostro il mondo e la natura degli uomini per quello che sono, il mondo non è una favola dove vincono sempre i buoni.
È stato difficile in questi giorni rispondere alle sue domande in riferimento ai fatti di Rimini, che ha sentito al telegiornale. "Mamma cos'è uno stupro?" Come spiegare una bambina di 8 anni cos'è uno stupro? Semplicemente a parole cercando quelle meno crude che però le diano la consapevolezza di quanto sia terribile subire una violenza simile. Dopo aver ascoltato la mia spiegazione la sua prima domanda è stata :"ma la loro mamma non gli ha detto che è una cosa bruttissima da fare?" Ecco, non che punizione darà loro adesso ma cosa ha fatto prima di adesso la loro madre?
Ottima domanda, poi leggo un articolo sui genitori dei due fratelli marocchini nati e cresciuti in Italia da una famiglia a cui abbiamo dato una casa, garantito il diritto all'istruzione per i figli in modo che potessero integrarsi tra noi, non adeguarsi a noi ma integrarsi con noi mantenendo dentro le mura della casa che gli abbiamo donato (ritenendo il loro diritto prevalente su quello di altre famiglie sia straniere che italiane) la loro autonomia, la loro libertà di crescere educare i figli secondo le loro tradizioni, perché questo vuol dire essere un popolo democratico tollerante e solidale. Leggo l'articolo e apprendo che il padre è ai domiciliari per vari reati e che la madre li istigava alla violenza sessuale contro una vicina di casa. E allora mi dico che basta.
Dovremmo fare basta con le concessioni, basta con la tolleranza, basta con la paura di urtare la sensibilità di questi ospiti, basta di far credere loro che tanto, qualunque atto commettano, non hanno nulla da perdere, bisogna che capiscano, invece, che hanno tutto da perdere. Consentireste ad un ospite in casa vostra di defecare sul tappeto del soggiorno? Non credo, badate che a questi ospiti stiamo consentendo di tutto. È una madre una che educa i suoi figli a vendicarsi della vicina scomoda con una violenza sessuale? No non è una madre! I figli le vanno tolti immediatamente, le va tolta la casa, le va tolto il permesso di soggiorno, tutto deve perdere così forse capisce dove sbaglia; se invece trova chi giustifica costantemente i suoi sbagli si convincerà di essere nel giusto e arrogantemente continuerà ad essere un danno, non solo per i suoi figli, ma per tutta la comunità in cui vive senza volersi integrare. Lo stupro di Rimini ha tanti colpevoli: non solo sono responsabili gli autori materiali.
Che lo sappia quella madre che è anche una sua responsabilità la distruzione delle vite di 3 persone. Il marito ha dichiarato che se qualcuno stuprasse lei, lui non esiterebbe ad uccidere. Ecco noi non le uccideremo i figli, probabilmente non daremo loro neppure una pena adeguata alla gravità di quanto hanno commesso, perché siamo buoni, perché ci teniamo non essere additati come un popolo di razzisti, perché non vogliamo mettere a rischio l'integrazione. Non faremo niente che li danneggi davvero come ospiti.
Ma se dipendesse da me oggi stesso sarebbero rimpatriati nel loro paese d'origine senza più la possibilità di rientrare in Italia: espulsa l'intera famiglia, fine dell'ospitalità. Se ti accolgo, ti concedo asilo o permesso di soggiornare sul mio territorio, ti dó una casa, ti dó un lavoro, istruzione e ogni altro benefit e tu delinqui, che sia il furto di un telefonino o uno stupro, tu devi decadere dalle prerogative che ti ho concesso all'istante, perché quello che stai dimostrando è disprezzo della bontà e della solidarietà che hai ricevuto. Non meriti più nulla né comprensione né compassione né perdono.

Io non condivido più la mia patria con te non perché io sono razzista ma perché lo sei tu! Sei venuto in casa mia e hai sputato nel piatto dove ti ho sfamato, hai violato le mie leggi e pretendi che il mio stato riconosca alla tua cultura più valore della mia, il razzista sei tu straniero e io coi razzisti non mi voglio integrare.


Fonte:
 

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