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31/01/2010 homepage  
Montecchio: GLI INTERNATI MILITARI ITALIANI
Sabato 30 gennaio 2010, alle ore 17,00 presso l’Hotel Blue Arena, nell’ambito delle iniziative prese dal Comune di Sant’Angelo in Lizzola in occasione del Giorno della Memoria , è stato presentato il libro “Gli internati militari italiani : Diari e lettere dai leger nazisti 1943-1945” di Mario Avagliano e Marco Palmieri.(Casa Editrice Einaudi,Torino, 2009).

All’iniziativa hanno partecipato cittadini interessati all’argomento, consiglieri di maggioranza e minoranza al Comune di Sant’Angelo in Lizzola, assessori, studiosi e ricercatori ed anche alcuni sopravvissuti ai lager.

La manifestazione è stata aperta dal Sindaco del Comune di Sant’Angelo in Lizzola, Guido Formica , il quale, oltre a portare il saluto di tutta la comunità, ha spiegato che l’iniziativa è nata con lo scopo di non dimenticare il passato, ma di studiarlo, capirlo e farlo diventare maestro di vita, per non cadere mai più negli stessi errori e crimini.

E’ stata, poi, la volta di Gianluca Rossini (Consigliere al Comune di Sant’Angelo in Lizzola e collaboratore dell’Istituto di Storia Contemporanea di Pesaro) che ha posto l’accento sul fatto che i nostri soldati, fatti prigionieri dalle truppe tedesche dopo l’8 settembre 1943, non furono definiti prigionieri di guerra, ma internati militari. Questa differenza di terminologia permetteva ai nazisti di non rispettare la Convenzione di Ginevra e di trattare i nostri soldati in modo estremamente duro in campi di lavoro, dove moltissimi morirono di stenti e di fame. Con la pubblicazione del libro si colma un “buco” che, per molti anni, è stato ignorato, sottovalutato ,se non addirittura dimenticato volontariamente, dalle autorità italiane del dopoguerra. Contemporaneamente alla illustrazione del libro, scorrevano varie immagini legate all’argomento trattato.

Successivamente sono intervenuti Luca Gorgolini, Direttore dell’Istituto di Storia Contemporanea di Pesaro, che ha intervistato il coautore del libro Marco Palmieri.
Dall’intervista all’autore sono emersi molti spunti di notevole importanza , seguiti con interesse dal folto pubblico in sala. Marco Palmieri, tramite le risposte date all’intervistatore Gorgolini, ha voluto mettere in evidenza l’importanza della ricerca condotta, che ha permesso di acquisire numerose testimonianze scritte, quali lettere e soprattutto diari degli internati militari, da cui si può sollevare quel velo di indifferenza, di oblio e di quasi disprezzo che in tutti questi anni ha coperto questo fenomeno. Infatti dalle testimonianze raccolte emerge molto chiaramente quale era lo stato d’animo di quei giovani che, immediatamente dopo l’8 settembre 1943, dovettero affrontare la realtà che li circondava.
Il dramma dell’esercito italiano subito dopo quella data fatidica emerge in tutta la sua crudeltà dai diari che vennero scritti , a rischio della vita, dai soldati italiani nei lager nazisti. Subito dopo lo sbando totale dell’esercito, una parte di soldati riuscì a tornare in Italia dove andarono ad arricchire le squadre dei partigiani che stavano organizzandosi, altri scelsero di schierarsi con la Repubblica di Salo’ o per convinzione o per scampare alla fame e alla morte , altri ancora decisero di resistere al regime in cui non avevano più fiducia, preferendo rimanere fedeli alle stellette della patria, pagando con inaudite sofferenze e con la morte.
Anch’essi ,dunque, vanno considerati come protagonisti della resistenza, anzi furono essi che, immediatamente e prima che le bande partigiane iniziassero la loro lotta, dettero l’esempio , scegliendo di non arrendersi ai nazisti, ma preferendo il lager o addirittura la morte come a Cefalonia.
Insomma, il libro rende omaggio e giustizia a tutti quei militari internati che seppero sopportare la fame, le umiliazioni e le tremende condizioni di vita anche se i nazisti continuavano a proporre loro la fine di ogni sofferenza se fossero ritornati a combattere per il nazifascismo.
Non lo fecero; e questo restituì dignità e onore al nostro esercito e al nostro Paese che, anche per merito loro, seppe riabilitarsi agli occhi del mondo.

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