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24/08/2010 homepage  
Montefabbri di Colbordolo
Art-E-Mozioni
Sabato 21 agosto, nella splendida cornice di uno dei borghi più belli d’Italia, si è tenuta l’inaugurazione della mostra Art-E-Mozioni, nata da un’idea di “La bottega artigiana di Linda Pazzaglia”.

La manifestazione, realizzata con il patrocinio del Comune di Colbordolo, ha voluto rendere omaggio alla sensibilità e alla grazia di quattro donne del nostro territorio che, con la loro arte, cercano di trasmettere al pubblico le proprie sensazioni ed emozioni.
Di fronte ad un folto gruppo di spettatori, l’animatrice della serata, la Prof.ssa Paola Romani ha voluto mettere in evidenza non solo le qualità delle quattro artiste, ma anche la forza, la spiritualità e la capacità creativa propria delle donne in generale.
Insomma è stata una serata dedicata alla donna e alla riscoperta dell’arte e della cultura in un borgo bellissimo, ricco di ambienti naturali ancora intatti e di ricordi storici che legano questo territorio ad uno dei grandi del passato, quel Giovanni Santi, nato a Colbordolo e padre del grande Raffaello Sanzio.
Le protagoniste della serata sono state presentate al pubblico ed ognuna ha evidenziato il proprio modo di esprimere sentimenti ed emozioni tramite materiali diversi, quali la fotografia, la pittura o la manipolazione di legno, vetro o ceramica.
Le artiste, Linda Pazzaglia (della Bottega Artigiana), Lidia Ferri (pittrice di fama mondiale che ha esposto sue opere a New York e San Francisco), Giulia Fraternale (giovane artista neolaureata all’Accademia delle Belle Arti di Urbino) e Roberta Bacciardi (giovane proveniente dalla Scuola d’Arte di Urbino appassionata di fotografia), hanno esposto le loro opere molto apprezzate dal pubblico presente.
Al momento opportuno, il sindaco di Colbordolo Massimo Pensalfini ha tagliato il nastro, inaugurando la mostra che resterà aperta per tre mesi tutti i sabati e le domeniche dalle ore 16,00 alle ore 22,00.
Nell’ambito della serata sono state lette alcune poesie di Katia Giunta tratte dal suo libro che ha vinto il 5° premio al Concorso Nazionale Casentino di Poppi (Arezzo).

Vedi foto in Photo Album


Dal sito “I Borghi più belli d’Italia” si legge:

Il nome

Montefabbri, di origine incerta, deriva presumibilmente da Monte Fabrorum, ovvero il castello della famiglia (dei) Fabbri.

La Storia

VII-VIII sec., la discesa dei Franchi coincide con il formarsi delle pievi, come quella di San Gaudenzio, e di insediamenti umani in luoghi più sicuri.
X-XI sec., la scarsa popolazione presente nelle zone intorno alla pieve comincia a dotarsi di strutture difensive.
XII sec., nel territorio della pieve di San Gaudenzio sorgono quattro castelli, uno dei quali è quello di Montefabbri.
1216, il nome del castello di Montefabbri compare per la prima volta nei documenti ufficiali.
XIII sec., le sorti del castello sono legate a quelle dei signori di Urbino e di Rimini, i Montefeltro e i Malatesta, che se lo contendono.
XIV sec., alternanza di potere tra i Montefeltro e la Chiesa.
XV sec., il castello di Montefabbri entra sempre di più nell’orbita del ducato di Urbino, al quale fornisce soldati e capitani di ventura.
1578, il duca di Urbino Francesco Maria della Rovere nomina conte del feudo di Montefabbri l’architetto civile e militare Francesco Paciotti. I Paciotti mantengono la proprietà di Montefabbri fino al 1744, quando il borgo passa definitivamente allo Stato Pontificio.
1862, con l’apertura di una caserma dei carabinieri e l’uccisione del brigante Terenzio Grossi, si mette fine al banditismo locale, finalizzato alla restaurazione del governo pontificio contro lo Stato unitario.
1869, Montefabbri perde l’autonomia amministrativa e viene annesso al Comune di Colbordolo.

Un paesino d’altri tempi

La prima cosa che colpisce è la visione d’insieme: questo borgo sembra cambiato ben poco dal 1400. II suo impianto urbanistico medievale in posizione sopraelevata conferisce al piccolo nucleo abitato un suggestivo colpo d’occhio. Merito (si fa per dire) della mancanza di risorse, se questo castello equidistante da Pesaro e Urbino non è stato manomesso, conservando nel tempo gli antichi caratteri. Dopo secoli costellati di miseria e privazioni, quando le uniche fonti di reddito erano l’agricoltura e la fornace, gli abitanti ora scoprono di avere in mano un tesoro. E infatti nessuno se ne va o vende casa. Neanche al Comune che vorrebbe creare uno spazio aggregativo. I residenti si tengono ben strette le loro piccole e vecchie casette, che conservano ancora i segni della povertà originaria, ma tant’è: tutto intorno ci sono solo colline, campagne e silenzio. I camion non passano sotto lo stretto arco d’ingresso e la sveglia non esiste, sostituita dal canto degli uccelli. Frenesia è una parola sconosciuta e le giornate lavorative si allungano o si accorciano seguendo il ritmo delle stagioni.


Se, percorrendo il crinale che da Colbordolo porta a Urbino, è impossibile non fermarsi ad ammirare questo splendido borgo, non basta osservarlo da lontano. Conviene entrare dentro la cinta muraria del XII secolo, passando sotto l’arco dove era posto il ponte levatoio. Sopra l’arco fa bella mostra di sé la Madonna Lattante, in pietra arenaria del XV secolo. Ma la vera sorpresa è la Pieve di San Gaudenzio, sorta probabilmente tra VII e VIII secolo e dedicata al primo vescovo di Rimini martirizzato nel 360 circa. All’interno sono conservate numerose opere decorative realizzate con la tecnica povera della scagliola, tutte in bianco e nero e del medesimo autore. Si tratta di paliotti, pannelli e lapidi risalenti alla fine del XVII secolo. Il paliotto più bello è quello dell’altare maggiore (la parte anteriore): datato 1687, rappresenta San Francesco da Paola intento nella preghiera. La chiesa è ricca di marmi (da notare l’elegante balaustra del XVII secolo), ha una cripta del XII secolo dove sono custodite le spoglie di Santa Marcellina (traslate da Roma nel 1666) e una quattrocentesca torre campanaria alta 25 m. Tradizione vuole che sul catino del battistero, ricavato da un cippo marmoreo romano, sia stato battezzato il Beato Giansante Brancorsini di Montefabbri.



Il prodotto del borgo

Colbordolo è città del vino e dell’olio. Il territorio dà un ottimo olio extravergine di oliva ed è ricco di vigneti da cui si ricava una doc interessante, quella dei Colli Pesaresi, da vitigni Sangiovese e Montepulciano. Il prodotto tipico del luogo è la crescia, una sorta di panettone salato a base di formaggio pecorino, che si accompagna con salumi locali, uova sode e vino dei Colli Pesaresi.

Il piatto del borgo

La cucina del Montefeltro ama funghi e tartufi, formaggio pecorino e di fossa, e sente aria di Romagna con la piadina e la crescia.


Fonte:
 

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