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20 Novembre 2018 - 00:55

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01/03/2012 homepage  
Il Comune Unico: obiettivo prioritario di tanti piccoli Comuni, ma non dei nostri amministratori di Alberto Cudini
Sfogliando i quotidiani giorno per giorno si possono leggere notizie di ogni genere, ma quella che più mi ha colpito proprio ieri ed oggi è comparsa su “la Repubblica”, cronaca di Bologna, in cui si parla della prospettiva di fusione di 5 comuni.

Da “la Repubblica” del 29.02.2012
Cinque piccoli municipi crescono
La Val Samoggia verso la fusione
di VALERIO VARESI
Nell’Italia del "particulare", la val Samoggia va controten¬denza. I cinque Comuni di questo scampolo di Appennino, Crespellano, Bazzane, Monteveglio, Savigno e Castello di Serravalle, progettano un'inedita fusione per dar vita a un mega Comune da 30 mila abitanti e un bilancio tra i 27 e i 30 milioni che lo porrebbe al quarto posto per grandezza nella provincia di Bologna. Sarebbe la prima aggregazione significativa in Italia e non è un caso che nasca proprio nel cuore dell'Emilia cooperativa, quella che più di tutte ha coltivato il senso del collettivo a scapito proprio del "particulare". Il progetto è stato spiegato ai cittadini lunedì sera in un'affollatissima assemblea nella sala dei Giganti della rocca di Bazzano, prima tappa di un tour che toccherà tutt'e cinque i Municipi. L'idea, il cui studio di fattibilità è stato curato da "Spisa", la scuola di specializzazione in studi sull'amministrazione pubblica dell'Alma Mater, è dettata dalla necessità di difendere gli attuali servizi dai tagli dei trasferimenti razionalizzando le spese e incamerando gli incentivi previsti dallo Stato e dalla Regione ai Comuni che decidono di aggregarsi. Ma la fusione si inserisce anche in un nuovo panorama istituzionale nel quale le Province sono destinate ad eclissarsi. Se il territorio bolognese non avrà più sessanta Comuni, ma molti di meno, questo processo sarà certamente più facile.
Per ora, tuttavia, si punta sui vantaggi economici derivanti da quelle che in termini aziendali si chiamano sinergie. Si parte dai costi della politica: con un solo Consiglio comunale, un solo gruppo di assessori e un solo sindaco, sarà possibile risparmiare 266 mila euro. «Non sono questi i costi della politica che vorremmo tagliare — commenta il sindaco di Monteveglio Daniele Ruscigno — ma comunque anch'essi fanno parte del conto». Le voci più rilevanti riguardano le prestazioni di servizi (356 mila euro di risparmio), vale a dire gli appalti e le gare, il personale (362 mila) e gli incentivi di Regione e Stato per complessivi 1,6 milioni. Ma sarà anche possibile risparmiare sulle spese correnti (167 mila) e sugli acquisti fatti collettivamente (92 mila). Alla fine saranno 2,6 i milioni di spese in meno, il 10% del bilancio complessivo degli attuali Comuni. In più scatterà l'esenzione per due anni dal patto di stabilità che dovrebbe liberare risorse ferme per circa 7 milioni. Le tappe, sempre che i cittadini siano d'accordo, sarebbero quattro. La votazione di una delibera pro-unione dei Consigli comunali entro aprile, un referendum consultivo tra la popolazione (entro novembre), l'av-vio della legge regionale istitutiva del nuovo Comune e le elezioni del sindaco e del Consiglio comunale unico nel giugno 2014. I vecchi municipi resterebbero con funzioni simili a quelli dei quartieri cittadini.

Eisindaci vedono anche laprospettiva europea "Finalmente potremo accedere ai fondi Ue"
«Noi piccoli Comuni non riusciamo mai a intercettare i fondi europei o dello Stato perché non disponiamo della quota iniziale per poter accedervi» lamenta il sindaco di Castello di Serravalle Milena Zanna. «Insieme, con più disponibilità finanziaria, potremmo riuscirci». Il meccanismo che distribuisce i fondi è infatti è sfavorevole per i Municipi con bilanci ristretti. Per poter ottenere i finanziamenti il Comune deve disporre del 30% dell'ammontare e solo con quello può accedere al 70% a fondo perduto. Ma piccole realtà di tremila o cinquemila abitanti raramente possono mettere in gioco cifre significative. Il risultato è che solo i grossi centri riescono a intercettare i quattrini europei o dello Stato. L'accorpamento progettato in Val Samoggia, con un bilancio di 30 milioni, avrà parecchie possibilità in più.


Da “la Repubblica” dell’1.03.2012
La Regione con i Comuni che decideranno di fondersi
di SIMONETTA SALIERA
Uniti si cresce meglio. Uniti si possono trovare più risorse per affrontare i difficili tempi che abbiamo di fronte. La Regione Emilia-Romagna guarda con favore e sostiene attivamente il processo di fusione dei cinque comuni della Valsamoggia che, liberamente, hanno deciso di dar vita ad un unico municipio. Si tratta di un’avventura ambiziosa e coraggiosa perché sfida campanilismi che, specie in tempo di recessione, vengono sventolati come la soluzione.
E non, come invece sono, una delle concause dei problemi del Paese. La frammentazione del territorio ri¬schia di essere un freno alla necessità di affrontare al meglio il futuro: per questo bisogna saper cogliere i segni dei tempi. I benefici del Comune unico a cui si sta lavorando saranno rilevanti: nei primi due an¬ni il nuovo ente sarà esentato dai vincoli del patto di stabilità nazionale con effetti positivi sull'economia locale; per i suoi primi 15 anni, inoltre, avrà diritto ad interventi economici diretti da parte dello Stato e della Regione, mentre con le economie di scala il nuovo Comune potrà reperire risorse per affrontare i bisogni dei cittadini. La Valsamoggia può essere una realtà da 30.000 abitanti, un polo attraente per le imprese, per lo sviluppo, per ottimizzare i servizi e mantenerne alti gli standard di qualità. La fusione deve nascere sulla spinta della comunità e dei suoi amministratori: per questo è previsto un referendum consultivo che permetterà ai cittadini di essere protagonisti. In questi anni la Regione ha fatto la propria parte: ha accompagnato le amministrazioni locali nel percorso sulla fattibilità del nuovo Comune e proseguirà la sua opera anche in futuro mettendo a disposizione risorse. Perché tanto impegno? Perché in questi difficili tempi, la nostra Regione è al fianco di tutte le realtà che puntano a irrobustirsi, a superare steccati, a crescere. La Valsamoggia non è l'unico caso di Comuni che puntano a fondersi: ci sono propo ste simili in molte province. Sono sfide che si inseriscono nella più ampia organizzazione dei nostri territori all'insegna di un forte associazionismo tra Comuni, tanto che la maggioranza degli emiliano-romagnoli vive in una delle 52 forme associate (32 Unioni, 1O Comunità Montane e 1° Associazioni di Comuni) a cui aderiscono ben 301 Comuni sui 348. La Regione sostiene le Unioni fra Comuni come momento dove si mettono insieme funzioni come le entrate, l'ufficio tributi, la polizia municipale, il personale, il trasporto scolastico, la pianificazione urbanistica, e così via. Tutte attività di back office, mentre gli sportelli dedicati al pubblico restano dove sono sempre stati. Tutto è teso a migliorare i servizi per persone e imprese.


Leggendo l’articolo ho automaticamente pensato alla differenza che esiste tra l’Emilia-Romagna e le Marche, tra il modo di vivere e pensare degli abitanti delle due regioni, tra le iniziative prese dall’una e dall’altra entità.
Fra i tanti esempi quello più evidente è proprio quello sulla questione del Comune Unico.
Da anni nella nostra zona si discute su tale questione. Nel 2004 alla vigilia delle elzioni amministrative i partiti del centro-sinistra sottoscrissero un documento programmatico nel quale si poneva al centro dell’azione politica l’obiettivo del Comune Unico. Eravamo allora forse i primi in Italia a voler trasformare una delle tante Unioni dei Comuni in un Comune Unico. Molti amministratori espressero il loro punto di vista favorevole sulla questione e addirittura il Consiglio Comunale di Sant’Angelo in Lizzola a conclusione del suo mandato nel 2009 votò all’unanimità una mozione che tendeva alla realizzazione di questa idea. Siamo giunti al 2012 e tutto è fermo, l’idea originaria si è sgonfiata come una bolla di sapone, il tutto è stato sacrificato sull’altare dei campanilismi, gli egoismi particolari hanno avuto il sopravvento sul bene comune e quella bellissima idea di creare un’entità unitaria è finita nel dimenticatoi.
Noi , come Circolo Città Futura e tramite il nostro sito www.cittafuturainfo.it abbiamo sempre portato avanti il discorso, abbiamo cercato di coinvolgere il maggior numero di cittadini, abbiamo cercato di stimolare gli attuali amministratori affinché avessero una prospettiva politica di ampio respiro, affinché comprendessero che l’unica via possibile di crescita per i piccoli comuni è quella della collaborazione, del mettere insieme le proprie energie, di giungere quanto prima alla fusione amministrativa, portando a giustificazione le stesse motivazioni che i 5 Comuni della Valsamoggia stanno portando avanti.
Se al posto di Crespellano, Bazzane, Monteveglio, Savigno e Castello di Serravalle mettessimo Colbordolo, Monteciccardo, Montelabbate, Sant’Angelo in Lizzola e Tavullia, avremmo la stessa situazione solamente che in Emilia-Romagna cittadini e amministratori ritengono di essere sulla stessa barca ed hanno capito che solamente con un Comune di 30.000 abitanti determinate cose possono essere fatte.
Da noi invece le cose vanno in un altro modo. Da anni abbiamo predicato al vento, abbiamo dato la colpa di questa situazione di stallo agli amministratori, in primo luogo ai sindaci, ai partiti che non sembrano comprendere la questione, o meglio la comprendono, ma non vogliono perdere le poltrone che attualmente occupano o che in prospettiva potrebbero occupare.
Ritengo invece che sia giunto il momento che debbano essere i cittadini, le comunità locali a spingere, a stimolare e ad “obbligare” coloro che sono ai vertici delle amministrazioni comunali e dei partiti, soprattutto quelli che hanno più potere, a cambiare registro, ad imboccare decisamente la strada della solidarietà, della collaborazione, dell’unificazione. Non è più sufficiente delegare, ma è necessario impegnarsi in prima persona affinché le cose possano cambiare.
Dopo aver chiesto un incontro con i sindaci dei Comuni dell’Unione in un primo momento accettato e poi disdetto, stiamo ancora aspettando di essere convocati per discutere su questa situazione che non sembra essere al centro degli interessi delle amministrazioni attuali.
Tuttavia, leggendo l’articolo di Repubblica, siamo ancora più convinti che le nostre idee, che le nostre proposte, volte al conseguimento di sostanziali risparmi e nello stesso tempo ad avere maggiori possibilità di accedere a finanziamenti statali e ad avere un maggiore peso politico nei confronti di altri soggetti , vadano nella direzione giusta e proprio per questo continueremo a sollecitare, a convincere soprattutto i cittadini che la strada giusta è quella della fusione dei 5 comuni come stanno facendo in Emilia-Romagna.

Fonte:
 

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