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16/02/2013 homepage  
Verso le elezioni politiche del 24 e 25 febbraio
A una settimana dalla conclusione della campagna elettorale per le elezioni politiche del 24 e 25 febbraio prossimi, riteniamo di dover esprimere qualche valutazione e la nostra opinione su quanto sta accadendo ogni giorno.
Come tutti possono notare dai manifesti con i simboli delle liste concorrenti alla guida del Paese, è tutto un proliferare di liste di ogni genere. Se poi qualcuno, per diverimento, andasse a guardare su internet i simboli presentati per queste elezioni si accorgerà facilmente che la fantasia degli italiani non ha limiti: fiori, bandiere, stelle, alberi, guerrieri e tanti nomi dei “fondatori”di partito. Da ciò è molto facile dedurre che il desiderio di creare anche in Italia il bipolarismo si è infranto miseramente sull’altare dei personalismi e degli interessi di parte.
Il popolo italiano è deluso, sfiduciato, frastornato e si appresta a recarsi alle urne con animo incerto e confuso perché non ha più fiducia negli uomini che lo rappresentano. Ecco allora il motivo della nascita di tante liste di protesta come mai era successo prima.
Nella situazione in cui versa il Paese, questa volta le elezioni hanno una valenza estrema e tutti i giorni ogni parte politica non fa altro che attaccare l’avversario di turno. In questa grande confusione di liste, di personaggi sbocciati all’ultimo momento come capipopolo, possiamo semplificare le cose soffermandoci sui tre grossi raggruppamenti che si fronteggiano.
Da una parte il centro-destra con Silvio Berlusconi, capo della coalizione, attorno al quale ruotano Storace, Samorì, Crosetto e la Lega di Maroni, tutti personaggi che hanno governato fino all’altro ieri e che hanno portato l’Italia sull’orlo del baratro. Ogni giorno il “grande Silvio” promette mare e monti (eliminazione dell’IMU, dell’IRAP, riduzione delle tasse, 4 milioni di posti di lavoro, condono fiscale ed edilizio, riforma della giustizia, ritorno alla lira, uscita dall’Euro ecc. ecc. ecc.) nella convinzione che gli italiani gli credano ancora. Non si rende conto che se il nostro Paese si trova in una profonda crisi economica, finanziaria, sociale e morale buona parte delle colpe devono essergli attribuite. Gli italiani certamente non si faranno abbindolare un’altra volta dal suo sorriso a quattro ganasce.
L’altro raggruppamento in lizza per la leadership è quello che fa riferimento al Capo del Governo uscente Mario Monti che ha riunito attorno a sé, al suo programma, alla sua lista “Scelta Civica” anche Fini e Casini. Tale coalizione intende continuare la politica di rigore che il Governo Monti ha attuato in questi mesi. Certamente il Governo Monti ha fatto molto per il Paese nel momento in cui è stato chiamato dal Presidente della Repubblica ad affrontare l’emergenza in cui era precipitata l’Italia, sia dal punto di vista economico-finanziario sia dal punto di vista dell’autorevolezza in campo internazionale. Le sue riforme hanno sì bloccato lo spread, ma non hanno operato in modo equo e non hanno portato allo sviluppo. Ha fatto gravare sulle famiglie e sulle classi più disagiate il costo della crisi senza riuscire ad intaccare la recessione. Da tecnico chiamato ad operare sopra le parti, si è trasformato in poco tempo in un vero e proprio politico dallo stile anglosassone, professorale e sarcastico pronto a scagliare fendendi sia a destra che a sinistra.
A sinistra di questa coalizione c’è l’alleanza fra il PD, PSI, Sinistra ecologia e Libertà di Vendola e il Centro Democratico di Tabacci. Tale raggruppamento, che ha espresso in Bersani il candidato premier, si batte in primo luogo per chiudere in via definitiva l’esperienza ventennale del berlusconismo e per dare una speranza agli Italiani. Non promette miracoli, non illude l’elettorato con promesse impossibili da mantenere e il suo programma di stampo riformista ha avuto l’appoggio incondizionato da parte del PSE a cui fa riferimento. La sua politica sobria, onesta e autorevole intende costruire un Paese moderno, più giusto e solidale, mettendo al centro delle politiche la questione del lavoro per rimettere in moto lo sviluppo.. L’Italia ha bisogno di un governo stabile per creare un’Italia giusta, dove la ricchezza viene meglio distribuita, dove l’evasione fiscale venga combattuta seriamente, dove la famiglia, l’istruzione, la difesa dei diritti di tutti abbiano cittadinanza.
Ma, oltre a questi tre grossi schieramenti, è in campo anche il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo che con la sua demagogia, con il suo populismo, con il condannare tutto e tutti, con la minaccia di uscire dall’Euro ha facile presa su una vasta platea di cittadini giovani e meno giovani delusi, disoccupati, senza prospettive per il futuro, con la rabbia in corpo contro le elites del Paese. Istintivamente fa subito presa, ti fa dire “Ha ragione”, ma poi ragionando ci si rende conto che una vittoria del movimento riporterebbe il Paese a un passo dal baratro: tutti i sacrifici fatti dalla gente fino ad ora risulterebbero inutili perché subito dopo lo spread salirebbe alle stelle e l’Italia tornerebbe a sprofondare nella sfiducia dei mercati internazionali.
Infine “Rivoluzione Civile” di Ingroia, che ha riunito intorno a sé Di Pietro, i Verdi ed altri partiti della sinistra estrema, si oppone fermamente non solo al centro destra di Berlusconi, ma anche al Centro moderato di Monti. Agendo a sinistra del PD, soprattutto in alcune regioni, i suoi voti potrebbero favorire la coalizione di centro destra che vorrebbe tanto eliminare. La partita, così, si fa incerta, pericolosa perché se, all’apertura delle urne, non ci sarà una maggioranza chiara sia alla Camera che al Senato ci sarà lo spettro del ritorno alle urne, condannando il Paese ad un vuoto di potere molto rischioso.
Dunque, gli incerti, i dubbiosi, i giovani, insomma tutti coloro che sono disillusi dalla politica, al momento di recarsi alle urne farebbero bene a riflettere attentamente, perché questa volta il loro voto avrà un’importanza determinante per la governabilità e per il futuro del Paese.

Fonte:
 

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