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14/02/2015 homepage  
Comune di Vallefoglia:
21 Gennaio 1944: Lo scoppio di Montecchio.
Richiesta riconoscimento al valore civile.


Il Comune di Vallefoglia chiede al Presidente della Repubblica un riconoscimento al valor civile per onorare la storia, la memoria ed i sacrifici sopportati in termini di vite umane per l’Unità Nazionale a seguito dei drammatici fatti accaduti il “21 gennaio 1944: lo scoppio di Montecchio”.

Sig. Presidente,
consapevole della Sua sensibilità al riguardo, desidero sottoporre alla Sua attenzione i fatti storici che, nell’ultimo conflitto mondiale, hanno coinvolto drammaticamente Montecchio, il più esteso centro abitato di questo Comune e, fino a tutto il 2013, del soppresso Comune di Sant’Angelo in Lizzola, che di recente, in data 01.01.2014, si è fuso con il Comune di Colbordolo nel nuovo Comune denominato Vallefoglia.
A documentazione degli eventi, voglia gradire l’invio della pubblicazione edita dalla Provincia di Pesaro e Urbino nel 2004, “21 gennaio 1944: lo Scoppio di Montecchio” ed il volume curato da questo Comune “Guerra di Liberazione, liberazione dalle guerre. 21 gennaio 1944: Montecchio la polveriera sulla Linea Gotica” e presentato il 21 gennaio scorso, in occasione del 71esimo anniversario del tragico evento dello scoppio.
Una sintetica scheda allegata alla presente riassume i fatti storici che mi preme far conoscere, perché ritengo che la loro portata nazionale sia stata sottostimata, visto che i fatti sono ampiamente noti solo in ambito locale, nonostante le vittime e le sofferenze dei superstiti: Montecchio, paese sulla Linea Gotica, è stato raso al suolo nell’ultimo conflitto mondiale ed è risorto fino a diventare oggi il più grande ed attivo centro di questo territorio.
Il sangue versato, il tributo pagato dagli abitanti in termini di sofferenze patite, di perdite di affetti e di beni, non è stato mai riconosciuto né onorato pubblicamente e ufficialmente dalla nostra Nazione che, tuttavia, ha conquistato libertà e indipendenza grazie ai tanti tragici eventi accaduti, trai cui quello di Montecchio è un esempio rappresentativo.
Per questo, Signor Presidente, penso che il paese di Montecchio e l’intera “Città di Vallefoglia” abbiano diritto ad avere un pubblico riconoscimento al valore civile, per onorare così la storia, la memoria ed i sacrifici sopportati in termini di vite umane per l’Unità Nazionale.
Inoltre, Signor Presidente, aggiungo anche che nel paese di Montecchio, oltre allo scoppio devastante di cui sopra si è trattato, si sono riverberati gli esiti cruenti di tante altre battaglie della 2^ Guerra Mondiale svoltesi nei dintorni: a testimonianza di tali eventi storici è presente infatti un monumentale Cimitero di Guerra dove riposano ben 582 Caduti alleati, per lo più Canadesi ed Inglesi.
Signor Presidente, sono certo che venuto a conoscenza dei fatti sopra descritti Vorrà considerare positivamente la sollecitazione che ho sentito il dovere di esporre; auspico, pertanto, di poter ricevere presto Sue comunicazioni al riguardo.
Con i più deferenti ossequi.
IL SINDACO
Sen. Palmiro UCCHIELLI




La polveriera sulla Linea Gotica
21 gennaio 1944: lo scoppio di Montecchio


Una fredda sera d’inverno del gennaio 1944 in un paese in guerra dell’entroterra pesarese: la presenza di militari tedeschi occupatori e di soldati italiani prigionieri rende ancor più difficile la vita dei 600 abitanti già provati dal conflitto bellico.
Il paese, Montecchio di Sant’Angelo in Lizzola, in Provincia di Pesaro e Urbino, è in posizione cruciale e rientra nel tracciato della Linea Gotica, l’ultima strategica operazione difensiva dei tedeschi dopo lo sbarco degli alleati e l’armistizio dell’8 settembre.
In questo contesto già difficile e triste, la sera del 21 gennaio 1944 ha luogo il drammatico evento dello scoppio della polveriera, l’ingente deposito tedesco di mine e tritolo: deposito forse necessario all’attività difensiva della Linea Gotica in costruzione o, forse, più cinicamente, connesso a una logica di guerra totale voluta dall’esercito tedesco, che sceglie di depositare una quantità enorme di esplosivo nei pressi di un centro abitato, con tutte le rischiose conseguenze del caso.
Le incertezze storiche sulle cause connesse alla genesi dei drammatici eventi non cambiano però la crudezza della realtà dei fatti accaduti e del tragico esito sopraggiunto.
Nella polveriera sono ammassate 17.000 mine antiuomo, 2.600 mine anticarro e alcune tonnellate di tritolo.
Alle ore 21,10 della sera del 21 gennaio 1944 la popolazione in casa, avvisata dalle urla di Gulino Placido – un soldato italiano che riesce a dare l’allarme e invitare alla fuga - esce e si allontana di corsa dalle proprie abitazioni.
Pochi attimi dopo un boato assordante e una luce accecante che illumina a giorno colpiscono il paese di Montecchio con un esito devastante: querce secolari abbattute; case vicine al luogo dello scoppio ridotte in polvere e le più lontane danneggiate gravemente; pagliai incendiati e case coloniche devastate per un ampio raggio; rottura di vetri negli edifici di Sant’Angelo in Lizzola e dei paesi vicini, perfino a Cattolica ed a Pesaro, che distano più di 15 Km da Montecchio.
Anche a Fano ed a Urbino arriva il boato dello scoppio.
Nell’immediato si pensa a un bombardamento aereo, poi, compresa la natura dell’accaduto, iniziano i soccorsi a chi è rimasto sotto le macerie: il bilancio del tragico evento è devastante.
Per spegnere le fiamme vengono impiegati 1500 ettolitri di acqua per opera di squadre di Vigili del Fuoco provenienti da Pesaro, Urbino, Fano e Fossombrone.
Dopo i lavori di recupero dei corpi, completati il 29 gennaio, si contano oltre 100 feriti e circa trenta cadaveri: il numero è ancora oggi però imprecisato, forse 34 o 35, di cui 4 militari italiani e 1 soldato tedesco.
Tantissime famiglie, senza più casa, trovano asilo presso parenti, conoscenti o rifugi d’emergenza. Dopo lo scoppio Montecchio è un borgo abbandonato, fatta eccezione per alcune case ancora in piedi e ripristinate alla meglio ed in fretta dal Genio Civile.
Pochi mesi dopo, in agosto, con gli alleati ormai vicini i tedeschi minano anche le rovine ancora in piedi per esigenze tattiche, cioè per avere una visuale ampia dalla collina a ridosso del paese e così fronteggiare meglio il nemico alla porte.
Nella primavera dell’anno successivo, finalmente, la Liberazione!
Le dinamiche che hanno portato allo scoppio della polveriera tedesca oggi sembrano abbastanza chiare: si sarebbe trattato di un’incauta azione di sabotaggio ad opera di soggetti poco esperti, ignari della reale pericolosità del deposito e digiuni di strategie militari; alcuni però ritengono invece che fu un’azione motivata dalla necessità di rallentare i lavori costruttivi della Linea Gotica, per evitare un disastro di più ingenti proporzioni e risparmiare vite umane, accelerando la Liberazione.
Al contrario, ancora incerte sono le ragioni concrete che hanno comportato la scelta tedesca di stoccare un così ingente quantitativo di esplosivo vicino ad un centro abitato.
Esiste l’ipotesi storica che si sia trattato della necessità di “spianare” Montecchio - intralcio alla costruzione di un aeroporto per il rifornimento alla Linea Gotica - e per farlo indirettamente, senza inimicarsi oltremodo la popolazione occupata, i tedeschi hanno cercato di far ricadere la colpa su sabotatori ribelli, strumentalmente informati della presenza di un deposito di mine disinnescate che, al contrario, non lo erano affatto. Più drammaticamente, gli invasori hanno fatto in modo di creare un obiettivo bellico e le condizioni per favorire un possibile bombardamento degli alleati, che avrebbe comportato conseguenze e sacrifici ben più tragici ancora.
Gli eventi precedenti e successivi allo scoppio avvalorano tali ipotesi per varie ragioni: il deposito era in concreto privo di sorveglianza perché i pochi soldati tedeschi dormivano presso le famiglie e i circa 200 soldati prigionieri italiani erano disarmati; non ci furono indagini e rappresaglie nonostante la morte di un tedesco nello scoppio; Montecchio tornò a essere terra bruciata qualche mese dopo, quando furono cacciati i pochi abitanti rimasti.
Solo dopo la Liberazione inizia la ricostruzione vera e oggi Montecchio è il centro più popoloso, ricco di servizi ed operoso dell’intero Comune di Vallefoglia: conta oltre 8.000 abitanti.


Fonte:
 

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