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17 Dicembre 2018 - 20:04

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08/10/2016 homepage  
Referendum Costituzionale:
perché votare SI
In questi due prossimi mesi gli italiani saranno chiamati alla campagna referendaria sulla riforma costituzionale che si terrà il 4 dicembre. Dovranno esprimere un SI oppure un NO ad una legge costituzionale che modifica l'impianto istituzionale del nostro Paese.
Le forze politiche, come è normale in un sistema democratico, si stanno schierando o da una parte o dall’altra a seconda delle proprie convinzioni. Ognuno cerca di conquistare gli elettori indecisi, delusi o disaffezionati alla politica, mettendo in campo ogni giustificazione.
Secondo noi è comunque sbagliato riassumere una riforma di portata storica per l'Italia in un referendum pro o contro il Presidente del Consiglio e il suo Governo, votare con pregiudizio senza conoscere fino in fondo i principali punti di modifica costituzionale. Lo stesso Presidente del Consiglio, ha riconosciuto tardivamente di aver sbagliato nel dare al referendum una simile lettura ed ora è costretto ad inseguire i fautori del no i quali, chiaramente, hanno saputo cavalcare una tale impostazione.
La riforma di cui stiamo parlando, va nella direzione proposta e sognata dai socialisti nel 1982, quando al Congresso di Rimini fecero proprio il superamento del bicameralismo. Per cui per i socialisti è naturale schierarsi per un SI convinto.
Riteniamo, comunque, giusto, e speriamo utile, esaminare i principali punti oggetto di riforma al fine di consentire a ciascuno di averli più chiari e quindi di esprimere un voto responsabile e consapevole.

1. In primo luogo è necessario sottolineare che la riforma NON abolisce la Costituzione (pare strano ma va chiarito anche questo) e NON tocca minimamente la prima parte della Costituzione. Il Titolo Primo, dove vengono elencati i Principi Fondamentali resta senza modifica alcuna.

2. ELIMINAZIONE BICAMERALISMO PERFETTO CI CONSENTE DI:
- snellire l'iter di approvazione delle leggi (evitando cosi i passaggi Camera - Senato - Camera e viceversa come oggi richiesto), porre un limite al ricorso alla decretazione d'urgenza (decreti legge) che ha svilito negli anni il lavoro parlamentare da parte dei vari Governi allo scopo di velocizzare l'approvazione dei testi di legge.
- consentire ad un'unica Camera il voto di fiducia al Governo per garantire stabilità politica, istituzionale e economico/sociale. Si eviterà cosi il ripetersi della storia dei 53 Governi in 50 anni. Si eviterà di avere maggioranze diverse tra le due Camere dovute alle differenze anagrafiche tra elettorato attivo e passivo cosi come oggi costituzionalmente previsto. Una politica stabile consentirà maggiore stabilità economica, maggiore fiducia da parte delle imprese (italiane ed estere) ad investire nel nostro Paese, con conseguente crescita occupazionale.
- eliminare 315 "poltrone" e dunque le indennità a queste collegate.
Si tenga presente che già i padri costituenti sollevarono dubbi sulla bontà del bicameralismo perfetto. 70 anni fa si trattava di una necessità per bilanciare le trattative tra le parti in un'Italia postbellica fragile, ma già da subito ci si rese conto che quel sistema risultava macchinoso e poco efficiente.

3. SENATO DELLA REPUBBLICA:
- Sarà composto da 100 membri di cui: 95 eletti dai Consigli Regionali tra i Consiglieri Regionali e i Sindaci del territorio; 5 sono invece Senatori a vita nominati dal Presidente della Repubblica. Si tratta di un modello istituzionale adottato dai principali Paesi europei.
- I Senatori cosi eletti NON percepiranno alcuna indennità di carica.
- Gli emolumenti dei Consiglieri Regionali vengono equiparati a quelli dei Sindaci di città capoluogo.

4. MODIFICHE AL TITOLO V. COMPETENZE STATO/REGIONI:
Vengono eliminate le materie di competenza concorrente e vengono limitate le materie di competenza esclusiva delle Regioni. Scelta fatta affinché venisse eliminata la confusione creata nel caso delle materie concorrenti e affinché, nei principali temi la competenza fosse ricondotta a livello statale evitando cosi disparità nei servizi per i cittadini.

5. SOPPRESSIONI ENTI INUTILI:
- Viene formalizzata a livello costituzionale la soppressione delle Province.
- Viene soppresso il Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro (CNEL).

6. STATUTO DELLE OPPOSIZIONI:
L' art. 64 prevede che il regolamento della Camera istituisca lo Statuto delle Opposizioni perché, anche loro nella attività di minoranza, rispondano ai cittadini del loro operato.

7. REFERENDUM:
- Referendum abrogativo. Con 500 mila firme è necessario quorum del 50% degli aventi diritto al voto (come in passato). Qualora il numero delle firme fosse pari o superiore a 800 mila è sufficiente la maggioranza dei votanti alle ultime elezioni politiche (così il quorum si abbassa notevolmente).
- Referendum propositivo. Il numero delle firme necessarie per la presentazione viene innalzato da 50 mila a 150 mila.

8. ELEZIONE PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA:
Il Presidente della Repubblica NON potrà essere eletto in maniera "bulgara" dalla maggioranza parlamentare. Nessun colpo di Stato, dunque.

9. PARITÀ DI GENERE:
Viene introdotto nella Costituzione il principio di parità di genere per l'elezione dei membri di entrambe le Camere (art. 55)

Prima di concludere questa nostra breve analisi del problema, vogliamo sottolineare due aspetti: la riforma non è perfetta ma l'alternativa a questa riforma e' un salto politico nel buio, oltre alla certezza che di cambiamenti istituzionali non si parlerà più per lungo tempo; la fine del bicameralismo paritario e' da sempre una battaglia socialista, risale alla Costituente ( Calamandrei, Massimo S. Giannini), viene ripresa da Craxi con la 'Grande Riforma' alla fine degli anni Settanta, e' uno dei pilastri della Conferenza di Rimini del 1982 come abbiamo ricordato poco sopra.
Dunque, il nostro e' il 'SI' di chi intende continuare nel processo riformistico delle istituzioni.

Fonte:
 

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