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20 Settembre 2018 - 20:20

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01/04/2017 homepage  
Città
nuovo PRG - Evoluzione storica del territorio

Riportiamo quanto l’Assessore alla Pianificazione del Territorio, Stefano Gattoni, pubblica nella sua pagina Facebook in quanto riteniamo particolarmente interessante per tutti i cittadini, nativi o no del luogo, conoscere le radici storiche e culturali dell’ambiente in cui vivono.

Continuiamo la pubblicazione degli stralci più significativi del documento programmatico “Linee Guida per il nuovo PRG di Vallefoglia.
La scorsa settimana ho dato notizia della presentazione in consiglio Comunale del documento, pubblicando le premesse che stanno alla base delle Linee Guida, oggi pubblichiamo la parte del documento che ripercorre in sintesi la storia del nostro territorio e l’influenza che questa, ha avuto nei secoli nell’assetto urbano del nostro territorio.
Diverse scelte di riqualificazione e di sviluppo che intendiamo proporre, hanno il loro fondamento nei segni che la tradizione, la storia, la cultura, nel tempo ci hanno lasciato.
(la foto è del teatro Perticari di Sant'Angelo in Lizzola, distrutto con la seconda guerra mondiale)
2) EVOLUZIONE STORICA DEL TERRITORIO
La nostra realtà comunale e territoriale è formata da due contesti ben riconoscibili: da una parte le zone “storiche” rappresentate dai centri collinari (Sant’Angelo in Lizzola, Colbordolo, Montefabbri, Talacchio), dove si è determinato lo sviluppo urbano fino alla fine dell’’800, dall’altra i nuclei di valle che si sono sviluppati dall’inizio del ‘900, ma principalmente dopo la seconda guerra mondiale.
Centri importanti anche da un punto di vista storico e culturale che hanno dato i natali a personaggi della storia e della cultura non solo del territorio ma anche d’Italia, come Giovanni Santi grande pittore del rinascimento e padre di Raffaello, Giovanni Branca ingegnere e architetto sovrintendente della fabbrica di Loreto, teorico del motore a vapore (turbina), il Beato Sante Brancorsini fondatore del convento di Montebaroccio.
Personaggi acquisiti come Terenzo Mamiani conte di Sant’Angelo in Lizzola, più volte ministro liberale (interno ed esteri) dello Stato Pontificio, senatore a vita del Regno d’Italia e Vice Presidente del Senato, Costanza Monti Perticari moglie di Giulio Perticari, nobildonna di grande cultura e mecenate, l’architetto militare Francesco Paciotto conte di Montefabbri, hanno elevato a livello nazionale, il nostro territorio, i nostri centri, evidenziandone il contributo nella storia del Paese.
La loro presenza ha determinato positivamente anche lo sviluppo urbano e la qualità dei nostri centri, basti pensare alla realizzazione del palazzo Mamiani (progetto di Giovanni Branca) e del Teatro Giulio Perticari a Sant’Angelo in Lizzola o alla stupenda struttura urbana di Montefabbri del Conte Paciotto.
Questi centri sorti nel medio evo sulle colline (più facilmente difendibili), hanno mantenuto poi per secoli un ruolo urbano, amministrativo e culturale di rilievo e per tutto il periodo fino all’inizio del secolo scorso (900’) concentravano su di essi la quasi totalità della popolazione residente.
L’altro contesto è quello rappresentato dalle vallate del Foglia, e dell’Apsa. In periodo romano erano zone centuriate, se ne può rintracciare le caratteristiche, nel sistema viario imperniato su via Pantanelli e forse anche nella zona di Pian Mauro.
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Dal medio evo alla fine dell’’800 le nostre valli sono state solo dedicate a un’agricoltura di sussistenza, abitate da contadini e braccianti che vivevano in povere case che nel tempo hanno assunto le caratteristiche tipiche delle case rurali marchigiano/romagnole.
Edifici rettangolari con la scala al centro del lato lungo che raggiungeva l’unico piano superiore dove erano le stanze da letto e i magazzini, al piano terra c’erano una grande cucina e le stalle.
Al corpo principale in diversi casi si andavano ad aggiungere al solo piano terra sui lati corti altri corpi di fabbrica, a uso legnaia, forno, ecc.
Queste abitazioni erano abitate da interi gruppi familiari.
Le terre erano soprattutto di proprietà dei nobili o del clero, erano presenti anche diverse ville/abitazioni padronali di cui possiamo ricordare i toponimi attraverso i catasti pontifici, alcune delle quali hanno lasciato un ricordo perenne nella toponomastica “Il Padione, Bruscolo, Morciola, La Romana, Il Taccone” altri che invece sono scomparsi “Passa d’Acqua, Veneranda, Pian dell’Occhio, ecc.”.
La più importante delle ville padronali presenti, nell’odierno territorio di Vallefoglia è sicuramente la villa Albani del Piano di Talacchio, residenza estiva dell’importante famiglia pesarese e urbinate.
Case modeste, popolazione povera, qualche villa padronale, questo era principalmente il contesto sociale e abitativo delle campagne e delle valli del Foglia e dell’Apsa.
Molto rilevante nella definizione del futuro sviluppo urbano, la presenza delle chiese anche fuori dei centri urbani collinari, intorno alle quali sono nati i primi nuclei degli attuali paesi.
La chiesa di Santa Maria Assunta di Montecchio sulla collina (distrutta dallo scoppio della polveriera il 21 gennaio 1944), la chiesa di San Michele Arcangelo a Borgo San Michele, oggi più conosciuto come “Le Grotte”, per la presenza di queste cavità nella parete in arenaria della collina retrostante il nucleo abitato, la chiesa di Morciola all’inizio della collina, nella vecchia strada che dalla valle portava a Colbordolo.
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Rilevante il ruolo in periodo medioevale e rinascimentale anche di chiese poi abbandonate, come quelle di Coldelce e di Serra di Genga oggi ridotte a ruderi.
La più importante di tutte però era appena oltre il confine dell’attuale territorio comunale, la Badia Benedettina di San Tommaso in Foglia in vicinanza del nucleo di Apsella.
Chiesa romanica eretta nel 980 presumibilmente in vicinanza di un tempio pagano, dedicato al dio Silvano.
La chiesa faceva parte di un complesso imponente oggi scomparso dove erano presenti il monastero e un cimitero.
L’abbazia per lungo tempo ha esercitato un ruolo religioso, economico e politico importante, in tutto il territorio della Bassa Valle del Foglia.
La badia di San Tommaso in Foglia è vicina anche alla polla dell’acqua mala (solfurea) in comune di Vallefoglia, dove la tradizione vuole che sia stato martirizzato San Terenzio patrono di Pesaro.
Nella stessa badia il 9 Ottobre del 1047, mori Papa Clemente II nel viaggio di ritorno dalla Germania.
Il fatto oltre a confermare l’importanza del sito, ci attesta che nel medio evo la bassa valle del Foglia era un’alternativa importante alle ex strade consolari, verso Roma.
A guardia della valle era presente sulla collina di Montecchio una fortificazione risalente almeno al 1069, uno tra le più antiche del contado di Pesaro.
Fu danneggiata dal terremoto del 1279, che diene inizio alla sua decadenza, il castello si spopolò poi del tutto tra il XIII e il XIV secolo, in favore della villa, l'abitato fuori dalle mura.
Importante nel nostro territorio anche i mulini che oltre a costituire un supporto indispensabile per una comunità dedita essenzialmente all’agricoltura, hanno costituito come avvenuto per gli edifici religiosi, dei riferimenti e dei punti di aggregazione per la popolazione.
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I mulini sono stati anche il primo embrione se così lo possiamo definire, di uno sviluppo industriale, in un periodo in cui la “forza motrice” era solo rappresentata dall’uomo e dagli animali. L’avvento dei mulini che usavano la forza dell’acqua, ha rappresentato un cambiamento epocale.
I mulini ad acqua nel nostro territorio comunale nel periodo di massima diffusione (700-800), erano per quanto si possa ricostruire, almeno quattro: uno a Bucaferrara (Bucafrara), luogo di frequentazione della banda Grossi che utilizzava le acque del torrente Apsa; un secondo, sempre sullo stesso corso d’acqua a Mulino Ruggeri che oltre al mulino da grano aveva anche un mulino da olio; Il terzo era situato tra Villa Albani e l’attuale abitato di Bottega, all’inizio del Piano di Talacchio alimentato da una sorgente locale; infine il più importante quello di Pontevecchio, mulino di proprietà della duchessa Elisabetta Gonzaga moglie di Guidobaldo I, Duca di Urbino, sul fiume Foglia.
Quest’ultimo mulino ancora oggi mantiene quasi intatta la sua struttura, a metà del secolo scorso fu trasformato anche in centrale idroelettrica.
I primi tre mulini hanno la struttura tradizionale riscontrabile nel nostro territorio, non sono alimentati direttamente dai corsi d’acqua o da una loro canalizzazione, ma hanno il classico “bottaccio” d’alimentazione un piccolo serbatoio d’acqua (laghetto) a monte del mulino che tramite l’apertura della saracinesca, lascia defluire le sue acque su di un albero dotato di pale di legno che con il suo movimento rotatorio consente di far girare le macine.
Il Mulino di Pontevecchio invece ha un canale in muratura che parte dal gorgo che si determina a monte del ponte e alimenta le pale.
Da un punto di vista della viabilità il comune di Vallefoglia è al centro di un antico bivio romano dove si divideva il diverticolo che dell’antica via Flaminia a Pisaurum portava a Urvinum Metaurense (Urbino) e a Pitinium (Macerata F.).
Per secoli questo è stato lo schema della viabilità della vallata con un unico ponte presente (Pontevecchio).
Per ragioni commerciali più avanti nei secoli si è tentato di collegare meglio il ducato di Urbino con quello di Pesaro, il risultato però non è stato fortunato, come testimoniato dai ruderi del “Pontaccio” che si possono scorgere percorrendo la pista ciclabile che da Pian del Bruscolo va verso Bottega.
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Il soprannome affibbiatogli è indicativo della sua cattiva fama.
Sembra, infatti, sia crollato sotto gli effetti di una piena del fiume Foglia ancor prima di entrare in funzione, tant’è vero che non esiste traccia di strada né in sponda destra né in sponda sinistra, né si rinviene nei vecchi catasti pontifici.
Solo verso la fine dell’800', inizio del 900' si realizza un nuovo ponte sul Foglia tra Montecchio e Bottega in vicinanza dell’antico guado della “Romana”.
Prima la viabilità principale verso Macerata passava tutta in sponda sinistra del Foglia verso la collina (vedi ruderi della vecchia strada, subito dopo Padiglione), e incontrava la strada per Urbino attraverso un tronco stradale che da Pontevecchio arrivava a Talacchio, per poi proseguire verso Urbino attraverso la valle dell’Apsa.
Questo secolare sistema di castelli murati collinari, di campagna agricola, di casolari, di ville e case padronali, di antiche strade è mirabilmente fotografato nei catasti pontifici che si trovano all’Archivio di Stato.
Le cui planimetrie sono state utilizzate anche nel Regno d’Italia, almeno fino all’inizio del ‘900, carte che ci restituiscono l’immagine di una struttura territoriale ormai del tutto scomparsa ma che ha rappresentato l’essenza della bassa valle del Foglia per tantissimi secoli.
Il sistema vallivo attuale prende forma solo all’inizio del secolo scorso, ma subisce un azzeramento con il passaggio del fronte, durante la seconda guerra mondiale.
Il nostro territorio fu al centro di battaglie drammatiche, sulle nostre colline a Osteria Nuova, Montecchio, Padiglione, passava la Linea Gotica che univa Pesaro al Tirreno.
Tutta la valle del Foglia era stata trasformata dai tedeschi in uno sbarramento difensivo, campi minati, fossati anticarro, reticolati e quello che non era stato distrutto a Montecchio dallo scoppio della polveriera del 21 gennaio 1944, fu sistematicamente abbattuto dai tedeschi per preparare la linea difensiva.
In un bellissimo libro, “Linea Gotica”, Moscioni Negri racconta che scendendo da Urbino verso Pesaro pochi giorni dopo il passaggio del fronte, passando per la zona di Montecchio costatò che non c’era più una casa o un albero in piedi (vedi
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anche fotografie dell’AMPI) costatando che i futuri viaggiatori che fossero transitati per la zona, avrebbero visto solo alberi e edifici nati dopo la seconda guerra mondiale.
Danni rilevanti si riscontrano anche nei centri collinari in particolare a Sant’Angelo in Lizzola, dove i bombardamenti e i cannoneggiamenti hanno determinato la perdita d’importanti valori storici e culturali, in particolare il Palazzo Mamiani che ha subito ingenti danni e la cui successiva ricostruzione (palazzo merlato) è un evidente falso storico, essendo l’originale di quattro piani (molto più alto e imponente), con copertura a tetto.
A Sant’Angelo in Lizzola perdiamo anche il teatro Giulio Perticari costruito nel 1851, e solo alcune vecchie foto ci fanno percepire l’importanza, la bellezza e l’eleganza di questa fondamentale struttura culturale, centro della vita sociale e culturale di Sant’Angelo in Lizzola per quasi un secolo, voluta dal Conte Giordano Perticari in ricordo del fratello Giulio.
Sono minati e distrutti i ponti sul Foglia, quello di Pontevecchio che non sarà più ricostruito e quello tra Montecchio e Bottega.
La fine della guerra ci consegna dei paesi distrutti o fortemente danneggiati, la ricostruzione è spontanea, si ricostruiscono le case negli stessi identici luoghi utilizzando le macerie di quelle crollate.
Di rilevante c’è la ricostruzione del ponte sul Foglia tra Bottega e Montecchio, ma anch’esso sembra seguire la maledizione dei ponti sul Foglia costruiti nel nostro comune, come i precedenti avrà vita breve in quanto all’inizio degli anni 70’, un suo pilone cederà, aprendo la strada alla sua demolizione, attraverso una spettacolare esplosione con le mine.
La ricostruzione del ponte porta con sé la realizzazione dell’attuale via Roma a Montecchio che cambierà in maniera sostanziale l’assetto del paese, oggi il più popoloso del comune.
Di quegli anni è anche la sistemazione dell’attuale via Belvedere che è prolungata fino all’attuale incrocio per Macerata, in prospicenza della quale è realizzata la nuova chiesa di Santa Maria Assunta di Montecchio in sostituzione di quella sulla collina distrutta con la guerra.
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Quella che segue poi, è la storia dell’Italia del boom economico.
Anni caratterizzati da uno sviluppo produttivo importante, soprattutto nel settore del mobile e dall’abbandono progressivo dell’agricoltura da parte di un’importante fetta della popolazione, della crescita demografica, con le immigrazioni che prima avvengono dalle aree interne della provincia poi da fuori regione.
In questi anni anche sullo stimolo della nuova legislazione urbanistica come la legge “Ponte” del 1967, si comincia ad avvertire la necessità di passare dallo sviluppo urbano spontaneo, lungo le principali vie di comunicazione a uno sviluppo programmato.
La risposta arriva con Il piano regolatore intercomunale del 1969 che è il primo strumento di pianificazione urbanistica nel nostro territorio, ma questa, è la storia recente degli ultimi cinquant’anni che abbiamo raccontato e illustrato negli incontri dei mesi scorsi all’Hotel Blu Arena di Montecchio.
Nelle prossime settimane pubblicheremo le parti relative a:
3) PIANIFICAZIONE SOVRACOMUNALE
4) LINEE GUIDA PER IL NUOVO PRG DI VALLEFOGLIA


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