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Economia
 
29.05.2015
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Montecchio 29 dicembre 2010
Loccupazione, problema anche della nostra provincia

Con la fine dellanno 2010 abbiamo voluto prendere in considerazione anche la questione occupazionale e quella delle prospettive future della nostra provincia. Per prendere in esame la situazione economica attuale, siamo partiti dallanalisi che il Piano Provinciale Formazione Professionale e Politiche del Lavoro anno 2010 fa delle cause e delle conseguenze della crisi in atto.

La crisi nel contesto locale della provincia di Pesaro e Urbino
La provincia di Pesaro e Urbino, nello specifico, stato uno dei territori che maggiormente ha risentito della situazione di crisi, a causa della sua specializzazione produttiva nel settore manifatturiero e nel settore dellindustria tradizionale del made in Italy, oltre che per la consistenza delle relazioni commerciali internazionali.
Larrivo della crisi nel 2008, infatti, ha causato per la prima volta dopo alcuni anni di progressiva crescita un forte calo del PIL (a prezzi costanti) rispetto allanno precedente, una variazione maggiore tra laltro rispetto a quella subita dalla Regione Marche, ma assolutamente in linea invece con quanto registrato a livello nazionale.
Conseguentemente anche il potere di acquisto, influenzato negativamente dalla
contrazione/perdita di lavoro, ne ha risentito in maniera pesante, tanto che stato necessario attivare a livello provinciale misure di contrasto difensive a favore delle famiglie in difficolt.
Relativamente al contesto produttivo locale, la crisi ha fatto registrare in un primo momento netti cali nei comparti delledilizia, delle opere pubbliche, dellindustria estrattiva, dei trasporti, magazzinaggio e comunicazioni e successivamente si manifestata pesantemente nel settore manifatturiero.
Questultimo, infatti, stato uno dei comparti maggiormente esposti alla crisi economica e finanziaria in corso ed per questo che, dopo una notevole espansione, nel corso del 2008 il sistema imprenditoriale ha subito una decisa inversione di tendenza. Gli effetti negativi della crisi si sono per manifestati pienamente nel corso del 2009 in quanto le difficolt in tale settore intaccano prima la produzione di ricchezza ed il mercato del lavoro e solo in seguito generano una contrazione del sistema imprenditoriale.
Per quanto riguarda la produzione in tale settore, nel terzo trimestre 2009 si registrato un calo del 8,9% rispetto al trimestre precedente ed uno del 10,9% rispetto allo stesso periodo 2008 (dato in linea con quello regionale). Un particolare contributo negativo stato apportato dalle categorie di attivit Minerali non metalliferi, Mezzi di trasporto, Industria del legno e del mobile.
Nello stesso trimestre si evidenziato anche un numero inferiore di imprese registrate (6.582), attive (5.577) ed iscritte (46) rispetto allo stesso arco temporale dei due anni precedenti, risultato di un trend costantemente decrescente, assai influenzato dalla cattiva performance dellindustria alimentare, tessile e della fabbricazione di articoli in pelle, praticamente dimezzate rispetto al 2008. Ulteriore elemento di difficolt per le imprese manifatturiere del pesarese pu essere riscontrato nel fatto che, a fronte di un aumento rispetto al 2008 del costo della manodopera di circa il 2%, il costo dei materiali si abbassato in misura inferiore, determinando un innalzamento dei costi di produzione, contemporaneo per ad una riduzione dei prezzi di vendita dei prodotti dello 0,8% sul mercato interno e dello 0,32% su quello estero.
Ancora pi negativa la prospettiva se si pensa che, nonostante la diminuzione del prezzo, le vendite nel trimestre continuano a scendere, pi marcatamente per la provincia di Pesaro e Urbino per quanto riguarda il mercato estero (- 12%) rispetto al totale.
La situazione si presenta altrettanto preoccupante dal punto di vista dei nuovi ordinativi che, al contrario, mostrano una contrazione del 9% nel mercato interno e solo dell1% nel mercato estero.
Se si considera infatti la particolare propensione ai mercati esteri che caratterizza la provincia di Pesaro e Urbino, limpatto negativo della crisi sul commercio internazionale assume particolare rilievo e diventa ancor pi preoccupante proprio a causa della forte vocazione manifatturiera del territorio e della struttura del tessuto provinciale, particolarmente ricco di piccole e medie imprese.
Le esportazioni, dopo un considerevole incremento conosciuto negli ultimi 5 anni, si arrestano bruscamente nellultimo trimestre 2008 e soprattutto ad inizio 2009 (- 29,9% rispetto al primo trimestre 2008, anche se va considerato che tale periodo era stato particolarmente positivo). A contribuire fortemente sono i settori della meccanica (-46% nonostante il quale rimane settore trainante), del mobile/arredamento (-32,9%), del tessile (-11,4%) e dellalimentare (-13%); eccezionalmente invece la nautica fa registrare nello stesso trimestre performance positive (+9,6%).
Rispetto ai partner commerciali, perdite rilevanti delle quote di mercato si osservano rispetto a Francia (-22%), Germania (-35,8%), Spagna (-46,8%), Regno Unito (-40%), Russia (-34,3%), USA (-43%), mentre si incrementano le vendite verso Brasile (+706%) ed Emirati Arabi Uniti (+29%).
A fronte della flessione delle esportazioni, meno marcata che a livello regionale, si rileva una contrazione ancor pi consistente delle importazioni, con dati ben al di sopra di quanto fatto registrare da Marche ed Italia. Il fenomeno spiegato dal fatto che la flessione dei consumi e della produzione ha influito negativamente sui prodotti in entrata sin dallinizio del 2008, con una diminuzione particolarmente elevata nel terzo trimestre dello stesso anno ( 17,1%).
Infine, un ulteriore elemento da registrare relativamente ai principali effetti della crisi il forte incremento sia di impieghi che di sofferenze bancarie (entrambi maggiori rispetto a quanto registrato nelle Marche e sullintero territorio nazionale), a dimostrazione della difficile situazione finanziaria, sia dei privati che degli operatori del sistema economico.
Tutto questo ovviamente influisce sulla gi difficile situazione occupazionale: stato infatti monitorato un considerevole incremento del ricorso, laddove possibile, agli ammortizzatori sociali.
Si reso pertanto necessario un tempestivo intervento anche da parte della Provincia di Pesaro e Urbino, per cercare uninversione di tendenza nel breve periodo, affinch non si determini un eccessivo calo dei redditi e quindi dei consumi, che getterebbe leconomia locale in un vortice da cui sarebbe sempre pi difficile uscire
.


Nel mese scorso, durante unassemblea pubblica organizzata dal PSI dellUnione dei Comuni di Pian del Bruscolo, lAssessore provinciale al Lavoro, Massimo Seri, discuteva con i partecipanti della situazione piuttosto grave dal punto di vista economico della realt pesarese.
Tutti i dati evidenziavano un forte aumento della disoccupazione giovanile, dei licenziamenti e di conseguenza della cassa integrazione e tutto ci creava preoccupazione per la tenuta sociale delle comunit locali.
Il 2010 si conclude con quasi 43.000 disoccupati che, almeno una volta, sono risultati iscritti nelle liste di collocamento.
I dati dellUfficio provinciale del lavoro attualmente delineano una forte crisi e scarsi segnali di ripresa.
Allinizio di questo anno i disoccupati erano 40.126, a luglio 42.987 e a novembre 42.805. Ci dimostra che la ripresa non c stata, come qualcuno vorrebbe far credere.
Se poi andiamo ad esaminare i licenziamenti del 2010 (2447) pi quelli dello scorso anno (4100), comprendiamo facilmente la consistenza davvero drammatica della crisi che ha colpito prevalentemente le attivit manifatturiere ( 1437 sono stati collocati in mobilit), le costruzioni ( 332 licenziamenti), le attivit commerciali ( 275 licenziamenti).
La cassa integrazione ha raggiunto cifre mai toccate in passato. Solo in novembre sono state autorizzate 688.000 ore di cui 257.000 di straordinaria e 334.000 in deroga. In tutto lanno in corso il monte ore stato pari a 10.771.008.
Le assunzioni a novembre sono state 3486, di cui solo il 12% a tempo indeterminato, mentre il resto precariato.
La preoccupazione maggiore di tutti coloro che ricoprono una carica pubblica data dalla disoccupazione giovanile. Si prevede, infatti, che anche il primo semestre del prossimo anno sar piuttosto difficile in quanto la crisi continuer ad attanagliare le nostre comunit.
LAmministrazione Provinciale sta studiando nuovi strumenti che possano dare ulteriori opportunit di lavoro, come ad esempio la possibilit di creare alleanze fra ricercatori nelluniversit e le imprese del nostro territorio provinciale.
Inoltre sono previsti nuovi bandi di concorso per giovani ricercatori, perch si crede fermamente che solo con linnovazione si pu uscire dalla crisi. Proprio per questo motivo verranno reperite risorse da mettere a disposizione per quei giovani che presenteranno progetti di lavoro da realizzare allinterno delle aziende.

Per comprendere ancora meglio la situazione attuale, riportiamo quanto sostenuto dalla CNA provinciale nellarticolo Pesaro, in un anno perse quasi 2.000 aziende comparso su Il Messaggero del 30.12.2010

Le costruzioni arrancano, la nautica pure. Non si arresta l'emorragia nel tessile e nei trasporti. La meccanica ed il mobile mostrano solo piccoli segnali di ripresa mentre entrano in crisi anche i servizi. L'analisi per settori economici relativa alla provincia di Pesare e Urbino dimostra che non siamo ancora usciti dalla crisi.
I dati indicano ancora uno stato disofferenza, soprattutto per quel che riguarda le piccole e piccolissime imprese.
Analizzando le cifre della congiuntura pesarese, tra settembre 2010 e settembre 2009, notiamo infatti che il tessuto di imprese della provincia perde 1.831 imprese attive passando da 39.767 a 37.936. Si tratta di un calo vistoso del 4,6% che in alcuni settori tra i pi importanti per numero di imprese risulta ancora pi deciso.
II calo del numero di imprese attive sfiora il 10% per il settore primario (agricoltura), ed pari al -5,6% per le manifatture e al -5,3% per le costruzioni. Raggiunge addirittura un -8,4% nel settore dei trasporti (notoriamente costituito da piccoli autotrasportatori).
Il dato della provincia di Pesaro e Urbino poi molto pi negativo di quello complessivo marchigiano, dove le perdite sono, anche in assoluto, inferiori a quelle della sola provincia pesarese. In tre province della regione la dinamica stata, infatti opposta, cio di crescita (Ancona, Ascoli e Macerata). Nel manifatturiero la dinamica decrescente del numero di imprese attive ha interessato, tra i settori pi importanti per numero di imprese, l'abbigliamento (-6,4%), il legno (-9%), la fabbricazine di prodotti in metallo (esclusi macchinari -7,7%). Perdono meno imprese i settori delle produzioni mobiliere (-2,6%) e dei prodotti alimentari (-5,1%). Insomma i ripetuti annunci relativi ad una ripresa non sembrano avere, almeno in provincia di Pesaro e Urbino, alcuna attinenza con la realt. E' questo il giudizio complessivo della CNA di Pesaro e Urbino che oggi, in occasione della conferenza stampa itinerante "IL PULLMAN DELLA CRISI", cerca di fare il punto sulla situazione economica provinciale.
Nel corso di un tour in bus in alcune realt imprenditoriali della provincia (Geometrica di Fano, Essetre di Cagli, Pcm di Fermignano, U.F.di Montecchio), l'associazione ha spiegato ai giornalisti dei media locali perch non siamo ancora fuori dalla crisi. La provincia di Pesaro e Urbino, che conta su un tessuto di piccole e piccolissime aziende, sconta oltre al crollo dei consumi
interni, difficolt legate alla situazione internazionale, all'aumento del costo delle materie prime e alla riscossione dei pagamenti.
Aumentano poi le sofferenze delle imprese nei confronti del sistema bancario mentre cresce il ricorso alla cassa integrazione e cala la fiducia di dipendenti e imprenditori relativamente al futuro. Tuttavia il quadro non completamente negativo. Ci sono piccoli accenni di ripresa, che in alcuni settori come il mobile, possono risultare addirittura clamorosamente positivi.
"Nonostante per alcune eccezioni- commentano il presidente provinciale e vice-presidente nazionale, Giorgio Aguzzi ed il segretario provinciale, Camilla Fabbri - la situazione appare complessivamente ancora molto incerta. Non vi sono insomma robusti segnali di ripresa; semmai una lettura cruda dei dati, ci indica ancora un quadro generale ancora a tinte fosche con la chiusura di tante aziende, la perdita di posti di lavoro e - laddove possibile - un ricorso ancora massiccio alla cassa integrazione".
Gli unici dati che confortano sono quelli relativi all'export. Numeri che riguardano soprattutto le aziende pi strutturate e, solo a cascata, quelle pi piccole. Le esportazioni totali della provincia sono cresciute poco in un anno (tra il primo semestre 2009 e il primo 2010).
Sono invece cresciute in misura notevole quelle di mobili (+5,9%) e di prodotti in legno. Ma c' un dato che deve far riflettere.
Mentre le esportazioni dei primi nove mesi 2010 crescono nella provincia leggermente meno rispetto al dato regionale (+9,9% contro +11,6%), le importazioni crescono assai di pi (45,3% contro 21,6%). Ci significa
che l'economia della provincia ha riavviato i processi di trasformazione assai pi intensamente di quanto avveniva per il resto delle Marche. Un segnale di vitalit che denota il grande spirito imprenditoriale e la tenacia degli imprenditori pesaresi. Un sistema di piccole e medie imprese che per non sono
ancora riuscite a valorizzare sui mercati internazionali le proprie attivit manifatturiere in modo pi deciso di quanto avvenga per il complesso della regione.
Tuttavia la crescita intensa dell'export particolarmente positiva per il primo settore in ordine di importanza al 2010 (macchinari e apparecchiature), che cresce nei primi nove mesi del 2010 del 41,6%. Crescono molto pi della media anche altre produzioni meccaniche mentre perdono terreno la nautica
(altri mezzi di trasporto), il legno corre molto pi (+48,4%) dei mobili (+9,7%).
"Le analisi relative ai prossimi mesi - concludono Aguzzi e la Fabbri - indicano ancora una situazione improntata all'incertezza. Si rafforzeranno i segnali di ripresa, ma solo in quei settori che gi ora dimostrano una certa dinamicit.
Perdurano le difficolt per settori una volta strategici come le costruzioni, la nautica, i trasporti, il tessile. Occorrer vedere come evolver il quadro internazionale quali provvedimenti di politica economica il Governo intender adottare per favorire la ripresa. Per ora come CNA registriamo solo un aumento complessivo dell'imposizione fiscale che finir per pesare ancor di pi a causa dei tagli agli Enti locali"
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23.10.2009 Camilla Fabbri:Ma quale ripresa tanti altri chiuderanno
Da pi parti si continua a sostenere che ormai siamo fuori dalla crisi economica che ha attanagliato il nostro Paese, che le cose stanno migliorando, che non dobbiamo perdere la fiducia e lottimismo e altre baggianate simili.
La realt, purtroppo, unaltra molto pi cruda e difficile di quanto i nostri governanti vogliono farci credere.
Gente che perde il lavoro, famiglie che sono sullorlo della povert, capifamiglia che cominciano a sentirsi inutili, aziende piccole e grandi che chiudono, che riducono gli investimenti e il numero dei lavoratori, giovani in cerca di unoccupazione che non c, disoccupati in aumento continuo, precari, ecc.
Per avvalorare queste nostre posizioni, riportiamo integralmente larticolo comparso su Il Resto del Carlino di gioved 22 ottobre 2009 nel quale il segretario provinciale della CNA, Camilla Fabbri, esprime tutte le sue preoccupazioni per lattuale situazione.

Ma quale ripresa tanti altri chiuderanno
La CNA prevede il picco a dicembre
MA quale ripresa? La situazione nella nostra provincia davvero pesante, forse a livelli mai toccati prima con settori in gravissima difficolt, cassa integrazione alle stelle, cali nei fatturati e negli ordinativi da far tremare i polsi.
Il calo negli ordinativi, pi o meno in tutti i comparti in particolare il mobile e la meccanica, sono sotto gli occhi di tutti. Si va da un minimo del 30-35% nel settore del mobile-arredamento fino a punte del 60-70% nella meccanica di precisione. Le ore di cassa integrazione sono aumentate in maniera esponenziale e le piccole aziende continuano a chiudere.
Parlare di tempesta passata o di ripresa non mi pare sia da persone responsabili. Come avevamo previsto sin dallo scorso luglio, l'autunno sarebbe stato un periodo difficilissimo per l'intero sistema economico provinciale anche se, purtroppo, il punto pi basso di questa grave fase di recessione lo
toccheremo entro la fine dell'anno con altre aziende che chiuderanno i battenti.Una emergenza sociale con pi di mille famiglie senza alcuna forma di reddito ed al limite di scadenza degli ammortizzator sociali; nuclei che gi da qualche mese sono entrati a pieno titolo nella fascia di povert.
Aiutare il sistema delle imprese un dovere non solo istituzionale ma anche morale. Dopo che per anni le decine di migliaia di imprese di questo territorio hanno contribuito a creare ricchezza, lavoro e occupazione, giusto che ora venga riconosciuto loro tutto il lavoro svolto e non solo a parole.
Ma in questa fase, secondo la Fabbri, occorre uno sforzo tangibile anche del governo con provvedimenti concreti. Quali? Una riduzione dell'lrap ed il versamento dell'Iva a fattura pagata. E lo scudo fiscale?
Ai piccoli aggiunge il presidente provinciale della Cna, Giorgio Aguzzi interessa poco, si ritengono esclusi, o forse sfiorati da un provvedimento che considerano pensato per altri, per i grandi patrimoni e le grandi imprese. Anche se buona parte dei 300 miliardi di euro (che secondo le stime potrebbero essere regolarizzati), dovrebbero essere riconducibili alle imprese. Certo, ci sono alcuni aspetti dello scudo fiscale che non ci trovano moralmente d'accordo ed in pi non una misura che riguarda noi. Detto ci, ed in questa fase di emergenza, facciamo almeno in modo che questo provvedimento che richiama liquidit nel Paese venga destinato allattivit produttive. C' un'altra cosa alla quale bisogna mettere subito mano. Anticipare l'Iva in tempi in cui i pagamenti dei nostri clienti stanno accumulando ritardi enormi ci pare un vero e proprio suicidio. Occorre che il governo riveda subito questa misura contenuta nel pacchetto anticrisi.


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La crisi economica nelle Marche nel trimestre Luglio - Settembre.
Da Sole 24 Ore del 13.11.2008. Studio di Confindustria

Preoccupa anche nella nostra regione la pesante congiuntura economica, tengono i principali settori manifatturieri, ma le difficolt iniziano ad essere evidenti sia in termini di contrazione delle vendite che soprattutto in termini di ricorso alla cassa integrazione.

Situazione nei tre principali settori della provincia di Pesaro e Urbino:
MECCANICA Nel trimestre luglio-settembre la produzione nel settore risultata in calo de13,2% su base annua. Le vendite sono calate de17,7% in termini reali. Sul mercato interno il fatturato
diminuito deI2,9%; 0ltreconfinedel9 per cento. In aumento prezzi di vendita (+1,1%) e costi delle materie prime all'interno (+0,8%). Prezzi in aumento (+0,9%), ma contrazione dei costi (-0,3%) sul mercato estero .Stabili i livelli occupazionali (+0,2%) ma le ore di cassa integrazione sono passate dalle 101 mila del terzo trimestre 2007 a 847 mila (+742%) .
TESSILE ABBIGLIAMENTO - L'attivit produttiva nel terzo trimestre 2008 calata del 5,7% su base annua (-6,1% a livello nazionale nel bimestre luglio-agosto). In calo de13,7% l'attivit commerciale complessiva, con una flessione sia sul mercato interno (-0,4%) sia su quello estero (-8,6%). Prezzi di vendita in aumento invece sia sull'interno (+1,8%) sia sul mercato estero (+2,9%).
In calo i costi delle materie prime sia sull'interno (-1,2%) sia sull'estero (-0,4%). Stabili i livelli occupazionali, ma le ore di Cig sono passate da 33 mila a 121 mila nel giro di 12 mesi
LEGNO E MOBILE - Attivit produttiva e vendite in flessione. Nel terzo trimestre del 2008 la prima calata del 2% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Le vendite sono scese dell'l, 9% in termini reali rimanendo in rosso sia sul mercato interno (-1,4%) sia su quello estero (-3,5%). Prezzi di vendita in aumento sia sul mercato interno (+2,3%) sia su quello estero (+2,2%). Crescita anche per i costi delle materie prime: +2,8%sul mercato interno; +1,2% su quello estero. Loccupazione calata dello 0,6% con ore di Cig passate da ll mila a 46 mila in un anno

IL COMMENTO di Marco Cucculelli (consulente de Centro studi e docente di Economia industriale all'Universit Politecnica di Ancona)

Il problema che la crisi finanziaria si andata ad innestare su una crisi economica che gi si stava rendendo palese. difficile presagire che s'ne esca prima di fine 2009, In tutto questo per, sarebbe sbagliato dire che le produzioni marchigiane mancano di appeal. Certo - aggiunge Cucculelli: si fa sempre pi evidente la forbice fra gli operatori medio grandi, che vanno meglio, e quelli pi piccoli che soffrono la concorrenza. Ma, soprattutto fra le realt maggiori, ci sono aziende con produzioni altamente innovative che si fanno rispettare nei mercati.

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Emergenza economia, a Pesaro e provincia i primi morsi della crisi Mobile, trasporti, tessile i settori pi in difficolt. Tuttavia non mancano segnali di vitalit e di ottimismo
PESARO 12.11.08 - Mobile, trasporti, tessile: sono questi i settori pi colpiti dalla crisi in provincia di Pesaro e Urbino. Non se la passano meglio la meccanica, la nautica e le costruzioni che hanno vistosamente rallentato, ed in qualche caso arrestato la loro corsa. Tutto questo mentre invece il numero delle imprese attive cresce del 2% (795 unit in pi) e pone la provincia di Pesaro in testa alla classifica regionale di natalit di nuove attivit. Nellultimo trimestre (il terzo dellanno), secondo i dati elaborati dal Centro studi della CNA delle Marche, crescono anche le imprese del settore manifatturiero (+252) e delle attivit di servizio avanzato (+162). Crescono le imprese di costruzioni, ma si tratta per lo pi di imprese individuali, che poco incidono nel definire landamento generale di un settore che sta vivendo una indubbia fase di stagnazione determinata soprattutto dalla quasi paralisi del mercato immobiliare e dalla crisi dei mutui. Continua ad essere in grande sofferenza il settore dellautotrasporto con imprese che continuano a chiudere a causa degli aumentati costi di gestione (carburante, pedaggi, assicurazioni, manutenzione), e della forte diminuzione di commesse, soprattutto da parte di settore storici come quello del mobile. E in stagnazione il settore del tessile abbigliamento che nel primo semestre dellanno ha visto altre imprese chiudere i battenti. Sono in leggero in aumento le esportazioni nel primo semestre (+0,5%), in controtendenza con il forte calo che si registra nel resto della regione (-10,8%). Calano invece fortemente le importazioni (-12,9%).E questo il quadro generale del terzo trimestre dellanno, quello coincidente con il mese di luglio, la pausa estiva di agosto e la ripresa dellattivit delle imprese a settembre. Su questo periodo dunque la crisi internazionale ha fatto sentire poco i suoi effetti.Previsioni pi orientate al negativo si prevedono per lultimo trimestre dellanno, ovvero quello in corso. Mesi nei quali londa lunga della crisi internazionale comincia a far sentire i suoi effetti anche nella nostra provincia. Non solo il settore del mobile (con ditte blasonate che cominciano a far ricorso alla cassa integrazione e ad una flessibilit dellorario di lavoro), a soffrire ma anche quello fino ad ora indicato sempre in ascesa: la nautica. Un settore nel quale non sono poco le piccole e piccolissime imprese che lavorano nellindotto.A fronte dei dati congiunturali, la CNA di Pesaro e Urbino invita a leggere con cautela anche quelli tendenziali che prevedono una differenziazione per settori. Non mancano previsioni ottimistiche anche se su tutto vi una grande incertezza legata soprattutto alle vicende internazionali. In questo quadro la CNA invita le istituzioni ad attuare politiche si sostegno alle imprese, in primis aiutando le imprese attraverso speciali fondi di garanzia che consentano alle aziende di poter accedere alle linee di credito degli istituti bancari. (fonte CNA Pesaro)

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Industria, Gi ordinativi e fatturato a gennaio, a minimi dal
Crolla anche auto, -47,4%. Dati Istat.

APCOM
Roma, 27 mar. (Apcom) - Non si ferma il calo di fatturato e ordinativi dell'industria. A gennaio l'indice del fatturato ha registrato una diminuzione del 2,1% rispetto a dicembre 2008. Su base annua c' stata una diminuzione del 19,9% rispetto a gennaio del 2008. Il calo in termini congiunturali - spiega l'Istat - deriva da una contrazione dello 0,1% sul mercato interno e del 6,1% su quello estero, e in termini tendenziali del -18,8% sul mercato nazionale e del -22,4% su quello estero.
Gli ordinativi dell'industria hanno registrato una diminuzione del 2,1% rispetto a dicembre 2008 e una riduzione tendenziale del 31,3%. Il calo in termini tendenziali deriva da una contrazione del 30,6% sul mercato interno e del 32,5% su quello estero. Cali su base annua cos negativi non si registravano dal 1991.
Continua la discesa in particolare per l'industria dell'auto. A gennaio il fatturato ha segnato un crollo su base annua del 47,4% (26,3% a dicembre). Il calo stato sul mercato interno del 42,8%, e su quello estero del 52,3% (a dicembre erano stati rispettivamente del 29,3% e del 21,3%. Male anche gli ordinativi che hanno segnato un calo del 35,8%, calo dovuto ad un contrazione sul mercato interno del 29,3% e su quello estero del 43%.


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SETTIMANA DI VALLEFOGLIA
A cura di Stefano Gattoni
Assessore comunale alla Pianificazione Territoriale

- Vallefoglia situazione LL.PP.- Dove va Monteciccardo?
- Manifestazione per la ricorrenza del 4 Novembre;
- Inaugurazione nuovo stabilimento Megabox;
- La Provincia Bella, il "Rio Vitoschio".



- Giunta gli argomenti principali
- Megabat, al via il campionato di B1 di pallavolo femminile
- Concerto in Chiesa a Montecchio per la festa del paese
- Via Mazzini, viabilit nella zona industriale


- Variante Rivacol
- Situazione Lavori Pubblici
- FC. Montecchio Borsa di studio
- Gran Gala Operistico, Coro Cittafutura, Chiesa di Sant'Egidio


- Primo consiglio dell'Unione dei comuni elezione presidente
- Circoli ricreativi a Vallefoglia, intervista al Consigliere delegato Ballerini e al Presidente del Circolo Arci di Montecchio Renzi


- In Giunta, rifiuti, occupazione spazi pubblici, telecamere;
- Pesaro Segreta a S. Angelo, teatro e storia alla Vecchia Fonte;
- Tonucci spiega i Giochi tra Quartieri 2019


- 21 gennaio 1944 , 75 anni dallo scoppio, cronaca della tragedia
- Aperto al pubblico il museo della mezzadria a Pontevecchio intervista al fondatore Adriano Campanari.



- All'oratorio 4 magnifiche signore insegnano a fare la pasta;
- Domenica al Gramigna di S. Angelo, Giornata della disabilit
organizzata dall'associazione La Casa di OZ;
- L'albero di piazza della Repubblica;
- Fantastico Betlemme a Talacchio, immagini suggestive.

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